Sono passati molti anni da quando il primo GreedFall ha fatto il suo debutto. Quel lontano 2019 ho avuto modo di scoprire la produzione di Spiders, che mi lasciò davvero stupito, soprattutto perché era riuscita a soddisfare pienamente le mie aspettative, nonostante qualche piccola incertezza tecnica. Per chi conosce i giochi di Spiders, si sa già dall’inizio che non sono sempre ottimizzati, ma si lasciano giocare senza troppi problemi.
Quello che invece ho gradito di GreedFall: The Dying World è che il team di sviluppo ha voluto ascoltare ciò che i giocatori avevano da dire per migliorare il gioco. Soprattutto perché la fase di Accesso Anticipato su PC ha aiutato molto. Nel corso dei mesi gli sviluppatori hanno lavorato affinché il gioco fosse nello stato migliore e, finalmente, ho avuto il piacere di mettere le mani sulla versione finale del gioco.
GreedFall: The Dying World
Un mondo morente
Rispetto a quanto visto nel primo capitolo di GreedFall, gli eventi narrati si svolgono ben tre anni prima. Noi saremo Vriden Gerr, un nativo dell’isola Teer Frade. All’inizio della storia ci troveremo a parlare con uno “straniero”, in quanto lui parla una lingua diversa da quella che del nostro personaggio e della sua tribù. Quello che ci viene detto fin da subito è che il nostro compito è quello di diventare un Doneigad, ovvero un saggio che si presta al servizio della sua gente. Proprio durante le prime fasi del gioco siamo nel processo di iniziazione per diventarlo.
Nelle prime ore di gioco ci vengono introdotti diversi personaggi del clan, esplorando così anche le meccaniche del gioco.
Una volta che gli stranieri avranno invaso la nostra terra e ci avranno fatto prigionieri, il gioco prende una piega completamente diversa. Siamo chiamati a esplorare una nuova terra, sperduti e quasi completamente inermi.
La narrazione di GreedFall: The Dying World non è delle più originali, ma si lascia seguire fino alla fine. Durante il nostro cammino, potremo fare la conoscenza di alcuni alleati, dei quali potremo seguire le loro storie per poi arruolarli nel nostro equipaggio. Dal punto di vista della durata, il gioco offre davvero molte ore di gioco: molte missioni potranno risolversi in una manciata di minuti, oppure richiedere molto più tempo in base al nostro approccio.

Una terra piena di elementi
Partiamo dal presupposto che il gioco ci offre due possibilità: quella di giocare al titolo in una modalità più tattica, con del tempo per riflettere su ogni mossa, e quella di scegliere una formula più action, dove l’azione avviene in tempo reale. La cosa che ho davvero apprezzato è come le classi e i ruoli abbiano un’influenza davvero elevata nello scontro e possano fare davvero la differenza.
Ammetto che nelle prime ore ho trovato qualche difficoltà a gestire al meglio il combattimento, ma fortunatamente con il tempo diventa molto più semplice.
Fin dall’inizio del gioco ci viene chiesto quale classe vogliamo scegliere, e potremo spaziare dal classico guerriero fino ad arrivare al druido. Abbiamo anche un albero delle abilità che ci permetterà di personalizzare la nostra build per le battaglie.
Nelle prime ore può apparire confusionario gestire l’intero gruppo manualmente. Infatti il gioco ci darà la possibilità sia di impartire degli ordini, sia di farli agire in modo autonomo. Nel caso dei miei personaggi, ho provato inizialmente con un approccio più automatizzato, riuscendo a capire anche come poterli combinare al meglio.
La cosa che non ho gradito, però, è che l’intelligenza artificiale dei compagni di squadra non è sempre sveglia: spesso vanno ad attaccare personaggi che hanno immunità anziché quelli che potrebbero realmente affrontare e sconfiggere.

Quantità e qualità
La gestione dei compagni gioca un ruolo fondamentale all’interno dell’esperienza di gioco. Anche i dialoghi possono essere influenzati in base a chi portiamo con noi, dandoci anche dei vantaggi in alcune conversazioni. Avrei preferito una maggiore varietà di dialoghi in alcune fasi della storia, dove non c’è sempre molta libertà su come gestirli e ottenere dei risvolti diversi. In compenso però la storia ci mette davanti a diversi personaggi interessanti, che hanno una loro storia da raccontare.
Rispetto al primo capitolo c’è molta più varietà: il team di Spiders ha imparato davvero molto dall’esperienza del primo GreedFall. La narrazione risulta scritta bene e presenta molte missioni secondarie con dei segreti ben nascosti. Ho apprezzato l’enfasi che alcune missioni secondarie riescono a dare al mondo di gioco. Peccato che spesso si avverta una ripetitività di fondo: spesso incapperemo in semplici fetch quest che ci chiederanno di consegnare un determinato oggetto in una certa quantità.

Tecnicamente qualche inciampo
Dal punto di vista estetico, GreedFall: The Dying World offre una direzione artistica di ottima fattura. Purtroppo questa viene esaltata meno dall’engine, che non sempre è molto performante sulla versione per PlayStation 5. Ho riscontrato molteplici pop-in durante l’esplorazione e qualche calo di framerate, inoltre alcune texture stentano a caricare in aree più vaste.
In compenso la giocabilità risulta essere di ottima qualità, con i comandi, a pad alla mano, che sono ben mappati. Ho avuto modo di giocare al titolo in Accesso Anticipato su PC e devo confessare che la versione finale del gioco ha subito molti miglioramenti, anche per quanto riguarda l’interfaccia di gioco.
Il doppiaggio è di buona qualità, nonostante qualche voce che stona troppo con il personaggio interpretato.

Commento Finale
La versione finale di GreedFall: The Dying World è di buona qualità: nonostante qualche bug di troppo, la narrazione principale si lascia seguire volentieri. Il gameplay è davvero dinamico e offre un livello di sfida abbastanza elevato. Peccato per i problemi tecnici, che spesso minano il divertimento del gioco. In compenso, se avete amato il primo capitolo, GreedFall: The Dying World vi stupirà per tutti i miglioramenti apportati!




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