Quando si parla di Remedy Entertainment, non si può non pensare a quel capolavoro di Max Payne o di Alan Wake. Due titoli che, nel corso della storia dei videogiochi, hanno segnato la crescita di molti giocatori. Nonostante quei due colossi, il team ha dato vita pure a Control, un titolo che si piazza direttamente nello stesso universo narrativo di Alan Wake, dove nel primo capitolo abbiamo impersonato Jesse Faden, interpretata da Courtney Hope. Quando è stato annunciato questo nuovo capitolo, la cosa che è stata chiara fin dall’inizio era una: CONTROL Resonant era un titolo totalmente differente, che mescolava le carte per portare ai videogiocatori un titolo fresco e nuovo.
Nel corso delle ultime settimane ho accompagnato Dylan Faden nella sua epopea di CONTROL Resonant e, dopo aver terminato il gioco, sono finalmente pronto per parlarvene.
Un mondo alterato
Cronologicamente parlando, ci troviamo ben sette anni dopo gli eventi del primo Control. Il tutto ci viene ricordato anche da un filmato che funziona da riassunto e ci narra cosa è successo nel primo capitolo. Capendo così perché Dylan Faden si trova nella gabbia in cui è. In tutto questo, Jesse Faden è ancora la direttrice del Federal Bureau of Control, detto FBC, un ente che si occupa di indagare sugli eventi paranaturali. Anche quello di Alan Wake rientra in questa casistica, essendo un evento paranormale classificato come l’incidente di Bright Falls. In tutto questo, Dylan è tenuto prigioniero perché posseduto da un’entità chiamata Hiss, che lo ha posseduto e gli ha fatto commettere delle atrocità nei confronti del personale dell’FBC. In CONTROL Resonant ci svegliamo dopo aver visto quello che sembra essere un sogno, ma che in parte non lo è. Nostra sorella è partita alla ricerca di una soluzione, ma non si sa dove, e sta a noi capire dove Jesse sia finita.
Proprio per ciò che Dylan Faden ha fatto, veniamo guardati male e non tutti sono disposti a parlare con noi. Quello che c’è fuori dalla Oldest House è il caos più totale. L’Hiss è fuori controllo, ci sono diversi eventi paranaturali e i nemici imperversano nella città. L’FBC non è abbastanza forte per riuscire a sterminarli tutti. Siamo sperduti, perché il mondo esterno non è proprio come lo ricordavamo. Facciamo la conoscenza di un’agente di nome Zoe De Vera, che decide di farci unire a lei nella lotta contro questi eventi nonostante inizialmente non si fidi, dato il passato di Dylan. Quello che dovremo fare è trovare una soluzione definitiva al problema dell’Hiss, cercando di trovare allo stesso tempo le risposte che Jesse non è riuscita a trovare e capire anche dov’è finita lei.

Azione frenetica da risonante
Ci troviamo in una New York completamente distrutta, dove le cose attorno a noi hanno subito delle mutazioni, alterandone la forma. A livello di combattimento, non ci troviamo a dover usare delle bocche da fuoco come facevamo con Jesse perché quest’ultima, prima di scomparire, ci ha lasciato un’arma chiamata Aberrante. Si tratta di un’arma alterata che può assumere diverse forme. Infatti, all’inizio ci viene chiesto quale forma vogliamo che assuma. Nel mio caso ho scelto la falce, per lo stile di gioco che adotto usualmente. Queste forme hanno un albero delle abilità dedicato, in cui potremo alterare le combo e aggiungere delle mosse finali che ci aiuteranno a infliggere ingenti danni alla fine della combo. Quello che appare chiaro fin da subito è la rapidità d’azione del gioco. Ci troviamo immediatamente di fronte a un sistema hack ‘n’ slash dinamico, con attacchi fluidi e letali al momento giusto.
Lo scontro non avviene solo a terra. Grazie all’agilità e ai poteri di Dylan potremo gestirlo anche in aria, lanciando i nemici verso l’alto. C’è da dire che potremo sbloccare anche dei poteri, come ad esempio la possibilità di usare la telecinesi per scagliare pietre o oggetti addosso ai nemici tra una combo e l’altra. Man mano che avanzeremo nel corso della storia, assimileremo nuove forme per l’Aberrante, che solitamente si configurano in attacchi pesanti o diversi da quelli standard e ci permettono di avere ulteriore potenza d’attacco durante gli scontri. Gli scontri appaiono impegnativi in alcuni frangenti, con ondate continue di nemici, alcune volte persino fin troppo numerose, rendendo l’azione ripetitiva.

Un open map funzionale
Per chi ha giocato il primo capitolo, sa che di compiti secondari solitamente ce ne sono, e pure abbastanza, per aumentare la longevità del gioco base. Nel caso di CONTROL Resonant è la stessa cosa. Abbiamo una open map davvero vasta, con alcuni compiti secondari che ci vengono assegnati dai personaggi che incontreremo nel corso della nostra avventura. Alcune volte si tratta di incarichi semplici, dove saremo chiamati ad andare da un punto all’altro per una consegna, mentre molte altre volte dovremo sterminare intere legioni di nemici. C’è da dire che la mappa è in continua mutazione, perché man mano che avanzeremo potremo accedere ad aree completamente bloccate in precedenza.
Nella mappa di gioco ci sono dei tesori nascosti da ottenere, che ci permettono di avere più risorse a nostra disposizione. Se completeremo le missioni secondarie, potremo sbloccare dei nuovi abiti per Dylan. In questo capitolo, però, non ci si ferma solo all’abbigliamento. Potremo modificare la capigliatura e la barba del nostro protagonista, oltre che il colore di entrambe. La cosa che rende ancora più interessante il titolo è l’ambientazione, in continua mutazione. C’è un punto del titolo dove si toccano vette altissime, come è stato per il Labirinto di Cenere nel primo Control, un chiaro segno distintivo del team di sviluppo. Un applauso pure per i combattimenti contro i boss, davvero ispirati e caratterizzati da meccaniche differenti.

Tecnicamente superiore
È stato impiegato ancora una volta il Northlight Engine, che riesce a donare la giusta profondità a tutte le ambientazioni di CONTROL Resonant. La direzione artistica è molto ispirata: c’è un’identità ben solida che ci accompagna per tutta la durata del gioco. C’è da dire, però, che alcune volte l’engine mostra il segno di qualche anno sulle spalle, soprattutto con alcuni modelli poligonali che presentano volti poco credibili. Il gioco di luci che mette in scena è davvero spettacolare, abbellisce l’ottima trama del gioco, rendendola ancora più cinematografica.
Ho avuto il piacere di giocare a CONTROL Resonant su PC, utilizzando quasi tutti i settaggi alti e attivando il DLSS. Non ho avuto problemi di stabilità, il gioco ha mantenuto un framerate davvero solido. Peccato per qualche piccolo bug durante le scalate dei palazzi, dove Dylan si incastrava, costringendomi a ripercorrere il percorso da capo.
Assolutamente promosso il comparto audio. Tra la playlist di Zoe e alcune tracce memorabili, Remedy Entertainment ha saputo confezionare un buon sound. In questo capitolo è presente il doppiaggio italiano, che rende l’esperienza ancora più immersiva grazie a un ottimo cast di doppiatori.

Commento Finale
CONTROL Resonant è un capitolo che ha saputo stupirmi, offrendomi una narrazione interessante. Il gameplay è funzionale, frenetico e difficile al punto giusto. Peccato per una certa ripetitività delle missioni secondarie e per il fatto che spesso il gioco riduce il tutto allo sterminio di continue ondate di nemici. Nonostante ciò, si tratta di un titolo imperdibile se avete amato il primo capitolo!




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