Ci sono delle produzioni indipendenti che, quando si mostrano per la prima volta, colgono fin da subito l’attenzione dell’utente, che sia per lo stile particolare o per la premessa narrativa. A me è successo con Virtue and a Sledgehammer, pubblicato da Devolver Digital e sviluppato da Deconstructeam. Parto con il dire da subito che non si tratta di una produzione con una longevità elevata, ma cerca di lanciare un messaggio nella durata prefissata dagli sviluppatori, oltre che offrire un grande spunto di riflessione.
Ho fruito di Virtue and a Sledgehammer sia su Steam Deck che su PC, cercando di vedere come si comportava su entrambe le piattaforme!
L’anima digitalizzata
La protagonista di Virtue and a Sledgehammer è Pratelle, una ragazza che ha deciso di tornare nella sua città natale. Ad attenderla non ci sono altro che androidi che vivono una vita da umani, cercando di imitarli. Questo perché chi era ancora fatto di carne e ossa ha deciso di donare la propria vita in favore di quella digitale, in modo da evitare qualunque malattia e l’invecchiamento, rinunciando a tutte quelle debolezze che ogni umano ha per natura. Mentre ci facciamo strada in quelli che sono i luoghi dell’infanzia della protagonista, dovremo vedercela con i ricordi belli e quelli brutti. Spesso potremo esplorare alcuni elementi narrativi grazie alle nostre scelte.
Da una parte, la narrazione del gioco vuole fare una critica all’evoluzione tecnologica e a quello che l’intelligenza artificiale ha portato alla società moderna, soprattutto a quello che potrebbe essere un futuro senza umanità. Non è però solo questo, perché al centro di tutto c’è la famiglia di Pratelle. La sorella viveva lì, così come la madre, e il tutto è destinato a chiudersi in un cerchio di dolore. Proprio attraverso i ricordi riusciamo a vedere delle tematiche importanti, come l’emarginazione, l’essere presi in giro o anche la violenza domestica subita dalla madre. Proprio qui Virtue and a Sledgehammer mostra il suo meglio, con una narrazione che vuole lanciare un messaggio importante, un contrasto tra passato e futuro e ciò che la tecnologia può portare come conseguenza.

Un gameplay fin troppo semplice
Dal punto di vista del gameplay, non abbiamo delle meccaniche elaborate, in quanto ci saremo noi e il nostro martello. La nostra Pratelle potrà demolire tutto ciò che si trova sul suo cammino, dai muri a intere case, fino ad arrivare ai robot, che potremo scegliere di distruggere anche quando sono più pacifici e non aggressivi. Nella mappa di gioco sono presenti dei ricordi di colore rosso, solitamente con una forma umanoide della madre o della sorella, che rievocano dei rapidi flashback. Se riusciamo a raccogliere tutti quelli richiesti, potremo rivivere uno dei ricordi principali della protagonista.
Allo stesso tempo sono presenti dei ricordi secondari di colore azzurro, che, se colpiti, ci faranno vedere un evento del passato. Durante la nostra traversata verso la verità e alla ricerca di un modo per mettere fine a questa storia, incontreremo diversi umani diventati artificiali. Alcuni di questi riconoscono la nostra protagonista e starà a noi decidere se farli fuori oppure no.
Molte volte dovremo stare molto attenti, perché alcuni di questi, conoscendo la natura violenta della protagonista e vedendoci con il martello, vengono ad attaccarci e dovremo difenderci. Per sconfiggerli dovremo dare loro un colpo ben assestato di martello, tenendo premuto l’apposito tasto e sferrando un colpo brutale.
In alcuni casi i nemici non vengono sconfitti subito, ma ne rimane il busto a terra, pronto a colpirci, e per farli fuori dovremo caricare un colpo a terra. Solo verso la fine i nemici cambiano, con un robot più grosso che non può essere sconfitto con un singolo attacco, ma contro il quale dovremo caricare un colpo e sferrarne un altro subito dopo, mentre è a terra. Non c’è una grande varietà dal punto di vista dei nemici.

Artisticamente ispirato
La direzione artistica di Virtue and a Sledgehammer è da premiare. Scegliere di approcciarsi a uno stile 3D molto vecchio stile ci riporta in un’epoca passata. Durante la nostra esplorazione possiamo vedere l’ispirazione dei borghi spagnoli, che richiamano i villaggi rurali di quella zona.
L’unica nota negativa è che, da metà gioco, il titolo, a eccezione delle due aree finali, tende a ripetere gli stessi luoghi, in una forma differente, ma strutturalmente uguali.
Ho avuto il piacere di giocare il titolo su Steam Deck, dove è rimasto stabile quasi per tutta la durata, tranne qualche piccolo lag di pochi secondi.
Su PC la resa è decisamente migliore e mantiene una stabilità eccellente per tutta la sua durata. Peccato per la gestione delle distruzioni, non sempre precise, e spesso ci si ritrova incastrati nelle macerie appena generate, costringendoci a dare colpi di martello a vuoto per sbloccarci.
Non è presente alcun tipo di doppiaggio, ma il tutto è lasciato alla mercé dei rumori e della traccia finale, con una resa davvero buona.

Commento Finale
Posso dire che Virtue and a Sledgehammer è una bella esperienza, significativa e piena di emozioni. Purtroppo, però, è afflitto da una certa ripetitività nel comparto del gameplay, che rende non sempre piacevole la traversata verso il finale. A questo vanno aggiunti alcuni problemi tecnici non indifferenti durante la distruzione degli ambienti. In compenso, il comparto narrativo è emozionante. La storia di Pratelle e della sua famiglia vi toccherà nel profondo, in un’avventura della durata di circa tre ore.




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