Ci sono titoli che al lancio sono vittime di un’uscita forse fin troppo veloce, per cui molte cose sarebbero potute andare diversamente. Il caso di Mindseye è stato molto discusso in giro per il web, e personalmente ho guardato la situazione decisamente da lontano, nonostante avessi molta curiosità sul titolo.
Proprio per questo ho avuto il piacere di mettere le mani di recente sulla versione Xbox Series X|S, dato che mi è stato fornito un codice per dargli un’occhiata da vicino, soprattutto dopo tutte le patch correttive. Si sa, le patch non possono fare molti miracoli, ma di base Mindseye non era malvagio come idea di partenza.

Narrazione di sfondo
All’interno delle vicende di Mindseye abbiamo come protagonista Jacob Diaz, a cui viene affidata una missione particolare. Ha a disposizione un dispositivo chiamato proprio come il gioco, che riesce a collegarsi con diversi strumenti, nel caso specifico con un drone. Purtroppo, rinvenendo un antico tempio, il drone impazzisce e spara proiettili a tutti i soldati della missione. Il gioco però ci riporta diverso tempo dopo, con il protagonista non proprio in forma, che viene assunto da un’azienda all’avanguardia, la Silva Corp. L’intento della storia è farci indagare, capire meglio cosa sta succedendo e quali sono i motivi di quella missione.
Per quanto la premessa non fosse malvagia, la storia di Mindseye non centra il punto. Propone spesso missioni fin troppo sbrigative, che non hanno senso e portano a una trama fin troppo caotica. Più andiamo avanti nella storia e meno senso si riesce a trovare nella narrazione. Nonostante ciò, alcune missioni risultano davvero piacevoli da giocare, tra l’eliminazione di alcuni soggetti e missioni che richiedono pedinamenti: il gioco scorre bene, ma senza offrire una narrazione d’impatto.

Un’arma letale
Quando è uscito, il gameplay colava a picco all’interno del gioco. La guida era ingestibile, con veicoli che finivano a migliaia di metri di distanza dopo gli impatti senza un vero motivo, e il combattimento risultava davvero terribile. Adesso, con le ultime patch, il sistema di guida ricorda molto quanto visto in Grand Theft Auto, non in tutto, ma l’ispirazione è palese. La revisione della fisica degli impatti ha reso decisamente più piacevole giocare, perché spesso ci troveremo a pedinare persone oppure a raggiungere punti ben specifici della mappa che richiedono lunghi tragitti. A tutto questo si aggiunge un sistema di danni delle auto molto convincente, soprattutto per i segni ben visibili dopo gli impatti.
Per quanto riguarda il gameplay, ho apprezzato il sistema di combattimento. Le sparatorie le ho trovate interessanti, peccato però che non sempre siano accompagnate da un’intelligenza artificiale di un certo spessore, che spesso si riduce ad aggiramenti molto basilari. In alcune fasi del gioco potremo utilizzare un approccio stealth, ma non è una meccanica davvero funzionale all’interno della storia.
A livello di gameplay il gioco ha una base molto solida, e perfino il lato estetico risulta ben realizzato su Xbox Series X|S, al netto di qualche texture. Il livello di sfida non è tra i più alti, ma non è difficile finire a terra se si adotta un approccio diretto.

Al netto di qualche difetto
Mindseye è oggi un gioco godibile. Non presenta una grande trama di sfondo, non ha meccaniche originali, ma rimane comunque piacevole da giocare. Sicuramente avrebbe potuto avere un impatto maggiore, sia con una cura più attenta fin dal lancio per i problemi tecnici, sia offrendo una trama più sensata. Pad alla mano presenta un sistema di combattimento piacevole, una guida altrettanto buona, ma le missioni della storia non giocano a favore del titolo.
Se siete in dubbio se recuperare o meno Mindseye, sappiate che è un titolo che non osa molto, ma allo stesso tempo si lascia giocare.
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