Kao the Kangaroo – Recensione
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Kao the Kangaroo – Recensione

Negli ultimi anni è avvenuto un vero e proprio revival di molti titoli platform. Basti pensare al colosso del genere Crash Bandicoot, il quale ha visto la realizzazione di un capitolo totalmente inedito. Tra il celebre marsupiale, il remake della prima trilogia di Spyro (che so non essere un platform duro e puro) e addirittura due nuovi titoli per il meno noto Bubsy, il mercato videoludico aveva ancora spazio per un altro ritorno.

Kao the Kangaroo ha fatto il suo primo esordio nel 2000, per poi sparire dalla circolazione nel 2005 dopo due seguiti e un capitolo su PSP che ricalcava la storia del secondo.
In questa nuova incarnazione riprendiamo le avventure di Kao, le quali sono accessibili anche a chi non ha avuto modo di conoscerlo in passato. Come se la sarà cavata Kao the Kangaroo in questa nuova avventura?

Classicismi del Genere

Un sogno fa presagire al nostro Kao che la sorella Kaia sia in grave pericolo, e decide quindi di partire per trovarla e salvarla. Il ritrovamento degli speciali guantoni del padre e la scoperta di misteriosi poteri celati al loro interno, non fanno che gettare un alone di mistero sul padre di Kao.
Questa è in poche parole la semplice introduzione che abbiamo per cominciare l’avventura di Kao the Kangaroo.

La struttura è quella di un classico Platform in 3D, con una serie di hubworld contenenti svariati livelli. Per procedere nei livelli di gioco, è necessario trovare delle rune, le quali sono sia sparse negli hub che nei vari livelli.
Oltre alle rune, nei livelli sono sparsi diamanti, monete e le lettere che formano il nome del nostro protagonista Kao, e sono presenti anche dei livelli extra che ci permettono di accumulare ulteriori diamanti e monete.

Anche il gameplay di Kao the Kangaroo è piuttosto classico: principalmente possiamo saltare e menare le mani con i nostri guantoni magici, i quali ci servono anche per risolvere alcuni piccoli puzzle ambientali che spezzano di tanto in tanto il ritmo, seppur piacevolmente.
I combattimenti con i nemici normali sono molto basilari, ma quelli con i boss sono molto più curati e interessanti, anche se la difficoltà del gioco in ogni caso resta tendente verso il basso.

Parlando ulteriormente della difficoltà, il livello di sfida è davvero basso durante tutta l’avventura. Ciò lo rende un titolo che strizza l’occhio ai videogiocatori in erba e a quelli che vogliono un’esperienza molto più rilassata.

Infine, la longevità del titolo è minima: infatti, basteranno circa sei ore per giungere ai titoli di coda. Tuttavia la ricerca dei collezionabili incrementa notevolmente le ore di gioco e di dare una buona rigiocabilità dei livelli.

Stile Curato, ma Poco Memorabile

Lo stile di Kao the Kangaroo è molto curato e colorato, e i modelli poligonali sono davvero ben realizzati, specialmente quello del nostro protagonista. Doppiaggio e colonna sonora sono di buona fattura.
Purtroppo però il tutto risulta piuttosto dimenticabile non appena si spegne la console. Manca uno stile di impatto, e sarebbe stato necessario dare più segni distintivi al titolo per farlo risaltare.

Ho avuto la possibilità di giocare a Kao the Kangaroo su Xbox Series X e il gioco ha un frame rate stabile e fluido. A parte qualche piccolo glitch nemmeno più di tanto degni di nota, non ho riscontrato altri problemi tecnici.

Un Nuovo Inizio

Kao the Kangaroo è un titolo molto semplice nella difficoltà e che prende a piene mani dai classici del genere. Avrei voluto vedere una maggiore identità propria in qualche meccanica o nella direzione artistica, però questo titolo riesce a divertire molto nella sua semplicità.

Questo nuovo capitolo è un nuovo inizio per il franchise, e mi auguro che gli sviluppatori possano cogliere la palla al balzo per dare a Kao un seguito in grado di renderlo davvero memorabile.

  • 7/10
    Voto - 7/10
7/10

Riassumendo

Kao the Kangaroo è un titolo molto semplice e classico nelle sue meccaniche, ma è in grado di intrattenere. Un buon punto di inizio per il simpatico canguro, ma per un possibile seguito spero riesca ad avere un’identità propria.