Da grande appassionata di The Binding of Isaac e di mitologia greca, non potevo non notare Hades fin dal suo esordio su Steam in Early Access. Per un motivo o per un altro, mi sono sempre trovata a rimandare l’acquisto, finché non mi sono resa conto tutto insieme che era finalmente uscita la versione 1.0 su PC e su Nintendo Switch. Che dire, mi sono fiondata su Nintendo eShop senza nemmeno pensarci due volte.

Dopo oltre sessanta ore di gioco nell’arco di circa due mesi, ed essere finalmente giunta ai titoli di coda (anche se non ho ancora finito a mio parere), mi sento finalmente pronta a parlare di Hades con voi nel dettaglio. Posso anticiparvi fin da subito che questo gioco è entrato a pieno diritto tra i miei titoli preferiti in assoluto e che ha il grande merito di essere un roguelike con un buon entry level per tutti, anche per chi non mastica molto il genere.

Detto questo, iniziamo con la recensione!

La Grande Fuga

Il gioco inizia con la prima fuga dall’Oltretomba di Zagreus, figlio di Ade. Il giovane, infatti, ha deciso di lasciarsi alle spalle famiglia e amici per arrivare infine all’Olimpo, dove Zeus e altre divinità lo attendono a braccia aperte. Scopriremo quasi immediatamente che, però, l’obiettivo di Zagreus non è quello, ma ritrovare la madre che non ha mai conosciuto.
Da questa semplice premessa iniziamo a conoscere meglio sia Zagreus, sia Nyx, Thanatos, Hypnos, Achille e tanti altri personaggi con cui il nostro protagonista avrà modo di parlare e anche di essere aiutato nella sua impresa.
Man mano che proseguiremo di fuga in fuga, spesso fallendo a causa delle avversità, avremo sempre più interrogativi riguardo il perché la madre di Zagreus sia andata via, o perché Ade si comporti in un certo modo con il figlio, o ancora perché Nyx abbia deciso fin dall’inizio di aiutare il ragazzo. Tutti quesiti che, man mano che andremo avanti con la narrazione, troveranno finalmente risposta.

Una cosa da apprezzare è che pregi e difetti delle divinità dell’Olimpo (e dell’Ade) più note sono tutti presenti, riuscendo a proporre una visione del tutto simile a quella che traspare dagli svariati miti greci che sono arrivati ai giorni nostri. Gli dei dell’Olimpo sono infantili e permalosi, spesso ci chiederanno di scegliere tra due di loro solo per avere una scusa per prendersela con il povero Zagreus solo per il gusto di farlo, per poi dimenticare il “torto” e continuare come se nulla fosse. Anche Ade e le altre divinità dell’Ade, comunque, rispettano i tratti distintivi mostrati nei vari miti che li riguardano.

RogueLite

Hades è un roguelike, ma come tipo di esperienza risulta molto diversa dalle sue controparti (come The Binding of Isaac). In questo gioco la morte non rappresenta la fine, ma la narrazione prosegue e abbiamo anche modo di avere potenziamenti permanenti attraverso lo specchio regalatoci da Nyx, i quali rimangono per ogni run (invece di sparire come i vari Boon concessi dagli dei dell’Olimpo).
Chi mastica il genere può decidere di giocare in Hell Mode, una modalità che sblocca fin dall’inizio il Pact of Punishment (normalmente disponibile da quando si sconfigge il boss finale per la prima volta). Il Pact of Punishment consiste in una serie di modificatori che ci complicano la fuga dall’Ade ancora di più, ad esempio aumentando la vita dei nemici o il danno che ci viene fatto dalle trappole.
Invece chi non ha mai provato un titolo di questo genere e vuole un’esperienza più “leggera” può attivare la God Mode. Questa modalità a ogni nostra morte ci fa resistere al 2% dei danni subiti, fino ad arrivare a una resistenza massima dell’80%. In questo modo si può diventare più resistenti ai colpi nemici e avere anche un’esperienza meno frustrante.

La struttura dei vari piani dell’Ade è a stanze. Spesso dovremo scegliere tra due o più stanze, le quali ci offrono diversi premi per il completamento. Oltre ai Boon delle divinità presenti, possiamo trovare dei Boon legati a Dedalo che potenzieranno l’arma equipaggiata per la run corrente, oppure vari collezionabili. Tra questi abbiamo le Monete di Caronte, da spendere nei suoi negozi che troveremo durante le fughe e che si azzereranno tra una run e l’altra, ma anche Darkness, Gemme, chiavi e bottiglie di nettare, i quali ci rimarranno anche tra una run e l’altra. Inoltre abbiamo anche dei frutti in grado di far aumentare di livello uno dei nostri Boon tra tre scelti a caso (di quelli che abbiamo).

I boon delle varie divinità vanno a influenzare attivamente una delle nostre mosse (attacco, attacco speciale, dash e cast) dando effetti legati a ognuna delle divinità (per esempio i Boon di Afrodite danno un effetto chiamato Weak, mentre quelli di Ares ne danno uno chiamato Doom), oppure vanno a influenzare passivamente quei particolari effetti, resistenza al danno e altro ancora. Non possiamo avere più di un Boon che doni un particolare effetto all’attacco base per esempio, ma dovremo di volta in volta scegliere se tenere quello che abbiamo già ottenuto o cambiarlo con uno che ci piace di più.

Esperienza Infinita?

Se da un lato il boon con le varie divinità possono permetterci abbastanza varietà di combinazioni, c’è anche da dire che, alla fine dei conti, le opzioni non sono nemmeno tantissime. Superate le ottanta run si può iniziare, purtroppo, a sentire una certa monotonia di fondo, anche perché pure le stanze delle quattro zone dell’Ade non hanno chissà quanti pattern differenti tra loro. Anche i nemici non risultano moltissimi nemmeno contando le versioni normali e potenziate (le quali hanno una barra della vita in più e dei pattern di attacco leggermente diversi) separatamente.

Personalmente, dopo essere arrivata ai titoli di coda dopo oltre sessanta ore avrei in teoria altre cose da fare nel gioco, come completare i legami con i vari personaggi regalando loro nettare e ambrosia e alcune quest sempre legate ai personaggi. Tuttavia non credo che ci giocherò ancora in modo serrato come ho fatto specialmente negli ultimi giorni, ma mi limiterò a qualche run ogni tanto, perché purtroppo la monotonia ha iniziato a farsi sentire su di me parecchio.

Detto questo, non lo ritengo un difetto così grave, perché è anche una percezione che varia molto da persona a persona. Ho trovato che fosse giusto comunque parlarne per darvi un quadro generale di Hades in modo approfondito.

La Bellezza dell’Ade

Lo stile usato da Supergiant Games è semplicemente ineccepibile. Gli artwork dei vari personaggi sono disegnati egregiamente, il che è un pregio visto che li vediamo continuamente durante i tantissimi dialoghi che abbiamo durante il gioco. Anche il design dei nemici e delle varie ambientazioni, dall’hub di gioco nelle profondità dell’Ade fino alle distese dell’Elysium, tutto è realizzato egregiamente e non c’è nulla che avrei voluto vedere realizzato diversamente.

Anche per quanto riguarda il comparto audio non ho nulla da ridire, anzi. Il doppiaggio è davvero ben realizzato e ho trovato tutti i doppiatori appropriati per i personaggi che interpretano (soprattutto il doppiatore di Zagreus, che è quello che alla fine dei conti sentiamo di più). Inoltre la colonna sonora è davvero bella e indimenticabile, a partire dai brani che ci fanno da sottofondo nei vari livelli fino alla canzone dei titoli di coda.

Ho deciso di giocare Hades su Nintendo Switch e, durante tutta la mia esperienza da 60+ ore non ho riscontrato problemi tecnici né in modalità portatile, né giocando sulla TV. Il gioco è fluido e non subisce rallentamenti nemmeno nelle fasi più concitate dei combattimenti. Non ho riscontrato nemmeno altri problemi, contando che l’ho giocato a due mesi dal rilascio su Nintendo Switch.
Si vede che Supergiant Games ha fatto un ottimo uso dell’Early Access per poter arrivare a darci un gioco davvero solido anche da un punto di vista tecnico.

  • 10/10
    - 10/10
10/10

Andata e Ritorno dall'Ade

Hades è un roguelite solido sia a livello di gameplay che per quanto riguarda il comparto tecnico, con una storia davvero piacevole da vivere. Penso sia a mani basse uno dei migliori titoli che io abbia giocato negli ultimi anni, oltre che il mio gioco preferito di tutto il 2020.
Non posso fare a meno di consigliarlo a tutti, sia a coloro che sono appassionati di roguelike che a chi non si è mai approcciato al genere e cerca un’esperienza non troppo brutale.