Nel corso degli anni, la serie A Plague Tale è riuscita a scavarsi un posto nel cuore di molti giocatori, sia con il primo che con il secondo capitolo. Io stesso, la prima volta che giocai il primo, ne rimasi assolutamente colpito. La storia di Amicia e Hugo è riuscita a farsi spazio tra le opere che più mi hanno colpito. Ho apprezzato davvero molto il coraggio di Asobo Studio nel proporre un’avventura con un volto noto sì, ma non con i protagonisti che conosciamo, con Resonance: A Plague Tale Legacy.
Ho avuto il piacere di giocarlo in anteprima nelle scorse settimane, grazie al supporto di Focus Entertainment. Adesso che l’embargo è finalmente scaduto, posso raccontarvi com’è andata!

Il Minotauro
La storia di Resonance: A Plague Tale Legacy si apre con un filmato dove è presente a schermo la protagonista da bambina, Sophia, mentre in questo monastero stanno iniettando qualcosa nelle vene della ragazzina, costringendola a disegnare i suoi sogni e le sue visioni. Tutte queste visioni portano a un solo luogo: l’isola del Minotauro. Quando tutto sembra perduto, proprio il padre della protagonista riesce a salvarla e a portarla in salvo. Proprio nel prologo impariamo a conoscere da dove viene Sophia e veniamo a conoscenza del fatto che il padre è alla ricerca di risposte sul perché lei sogni questa isola e su quali misteri e tesori nasconda quest’ultima. La parte iniziale funziona da grosso prologo per i personaggi: ce ne vengono introdotti diversi, soprattutto Leni.
A causa di un tragico evento, Sophia decide che vuole diventare una saccheggiatrice come il padre e, per farlo, decide di allenarsi con i vari membri della sua gente. Tra questi c’è Faro, che ha preso la guida dei saccheggiatori dopo il tragico evento e che per Sophia è quasi come un secondo padre. Eppure, questa stabilità è destinata a terminare quando, a seguito di un incidente mentre è già grande, Sophia decide finalmente di recarsi in quell’isola che ha solo sognato, ovvero quella del Minotauro. Eppure, al suo interno sono presenti dei misteri ancora più oscuri di quello che immagina…

Due destini, una sola storia
Ammetto che ho apprezzato davvero molto la storia di Resonance: A Plague Tale Legacy, perché ha molte parti davvero inaspettate. Dato che Sophia ha queste visioni e quel luogo lo conosce molto bene dai suoi sogni, è bello vedere la dualità con il passato. In alcune parti del gioco, infatti, saremo chiamati a giocare come Teseo, grazie alle visioni che la protagonista ha.
Vedremo come fosse quel luogo nel Medioevo e cosa è realmente accaduto per renderlo così minaccioso e maledetto, un’isola dove chi si avventura non torna mai vivo. Ho impiegato circa undici ore per portare a termine la storia principale, con un finale che mi ha lasciato soddisfatto.
L’unico neo alla narrazione che mi sento di trovare è che alcuni avvenimenti potevano essere spiegati nel dettaglio, dato che la risposta che ci viene data non sempre colma totalmente i nostri dubbi.

Il filo rosso tra gameplay ed enigmi
A pad alla mano, il sistema di combattimento è molto semplice, ma dona delle vere soddisfazioni. Abbiamo a disposizione degli attacchi normali e caricati, che ci permettono di ferire i nemici e rompere la loro difesa. Possiamo usare la parata, che gioca un ruolo davvero importante nel sistema di combattimento. Se riusciamo a parare con il giusto tempismo un attacco, potremo deviare quest’ultimo, indebolendo la difesa nemica.
Quando riempiamo la barra del nemico, questo si stordirà e potremo sferrare un attacco finale che ci permetterà di togliergli gran parte dell’energia e, in alcuni casi, ucciderlo con un solo colpo. Sophia ha a disposizione una barra dell’energia formata da tre piccole barre, ogni attacco subito è una barra che va via, e per ripristinarla dovremo uccidere un nemico.
Il gioco ci spinge a valutare l’approccio contro i nemici, perché basta davvero poco per finire a terra e incorrere in un game over. Soprattutto quando ci sono numerosi nemici, i combattimenti diventano sempre più complicati, ma mai troppo difficili.
Devo ammettere che l’intelligenza artificiale dei compagni è davvero ben curata, ho beccato più volte i miei alleati a far fuori due o tre nemici mentre eravamo accerchiati. Quello che restituisce Resonance: A Plague Tale Legacy non è un compagno presente solo per motivi narrativi, ma è una parte integrante dell’avventura, pronto ad aiutarci effettivamente quando serve. Il tutto viene mostrato anche durante gli enigmi, dato che, se impiegheremo molto tempo, ci verranno dati dei suggerimenti. A tal proposito, ho apprezzato la struttura di questi, anche se poco dopo metà gioco diventano sempre più ripetitivi e dalla risoluzione abbastanza scontata.

Una progressione dinamica
A livello strutturale, il gioco ci offre delle mappe molto vaste, piene di segreti e percorsi secondari, soprattutto nella prima fase dell’avventura. Se esploriamo, il gioco ci ricompenserà, in quanto sono presenti degli oggetti collezionabili e la possibilità di ottenere delle armi. In base all’equipaggiamento selezionato, potremo ottenere dei bonus in base alle azioni indicate all’interno del menù, una volta selezionata l’arma.
Tra i collezionabili ci sono delle spille, bracciali e altri amuleti che ci permettono di giovare di alcuni vantaggi in battaglia. Alcuni ci permettono di subire meno danni in determinate situazioni, agevolandoci così durante gli scontri. Da questo punto di vista, ho trovato Resonance: A Plague Tale Legacy molto ben bilanciato, offrendo alcune zone open-map davvero curate e non immensi spazi vuoti.
Durante il corso dell’avventura, completando degli scontri o, alcune volte, trovandoli a terra, è possibile ottenere dei Punti Risonanza. Questi vanno spesi all’interno dell’albero delle abilità di Sophia, che ci permette di ampliare la nostra resistenza. Ad esempio, a inizio gioco non potremo deviare gli attacchi rossi, perché sono caricati e non si possono parare, ma se otterremo il potenziamento potremo deviarli.
Esplorare è una parte fondamentale dell’esperienza, anche perché spesso si trovano alcuni documenti che ci parlano di ciò che è successo nei corridoi del labirinto, dove si sono consumate in passato delle tragedie.
Per quanto riguarda il sistema di arrampicata, è molto funzionale, anche se alcune volte ho avuto problemi con dei salti, come se non riconoscesse la sporgenza e dunque finivo per cadere e dover ripetere la sezione.

Un futuro brillante
Ho avuto il piacere di giocare a Resonance: A Plague Tale Legacy su Xbox Series X|S, dove ho usato la modalità Performance per la maggior parte del mio tempo passato insieme al gioco.
A livello grafico il titolo è davvero spettacolare: ha qualche piccola sbavatura nelle texture ambientali, ma il resto è davvero impressionante. Il team di Asobo Studio ha svolto un lavoro magistrale per quanto riguarda le animazioni e i filmati cinematografici della storia, che riescono a condensare l’epicità di alcuni momenti della narrazione.
In modalità Qualità ho riscontrato una maggiore cura, soprattutto per quanto riguarda gli elementi distanti. Ho notato però che durante gli scontri capitava qualche piccolo calo di framerate, nulla di troppo inficiante, ma meno stabile rispetto alla modalità Performance, dove ho preferito mantenere la mia esperienza per la maggior parte delle ore in cui ho giocato al titolo.
A livello di bug ne ho riscontrato uno, dove a un personaggio non caricava completamente il modello poligonale.
Il doppiaggio in inglese è davvero convincente. Il cast dei doppiatori ha svolto un lavoro magistrale, soprattutto nelle scene più importanti, dove sono riusciti a enfatizzare i momenti più importanti. Un plauso va alla colonna sonora, assolutamente epica dal menù principale fino ad arrivare ai titoli di coda.

Commento Finale
Posso confermare che Resonance: A Plague Tale Legacy è un titolo davvero interessante, con una narrazione che coinvolge fino alla fine, grazie anche a un cast di personaggi validi. A questo va aggiunto un sistema di combattimento interessante e piacevole da giocare, accompagnato da degli enigmi che spezzano in modo positivo il ritmo. Peccato però che questi ultimi tendano a ripetersi e la risoluzione spesso sia più semplice di quel che sembra.
Posso dire di essere soddisfatto dal titolo di Asobo Studio e, se avete amato la serie di A Plague Tale, non potete farvi scappare questo gioco!




Lascia un commento