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Dog in the Machine – Recensione

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Quando si parla di videogiochi tattici, quest’anno non può che venire in mente Mewgenics, che ha riscosso un grandissimo successo a livello globale. Eppure, nel panorama videoludico, in molti si stanno riaffacciando al genere, che da diverso tempo è rimasto molto dormiente. Tra questi è arrivato Dog in the Machine, sviluppato da Studio Chahut, che propone un bizzarro stile artistico fuso con una storia altrettanto bizzarra, ma che funziona davvero bene. Ho avuto il piacere di giocarlo e di scoprire un titolo davvero peculiare e ve ne racconto in questa recensione!

Alla ricerca della libertà

Ci troviamo in una città distopica, dove ormai il mondo ha subito un radicale cambiamento. Ci troviamo ad Automatown, dove tutto è stato automatizzato e gli umani sono ormai considerati degli esseri privi di utilità, così come i cani. Eppure, tra questi, c’è il protagonista, un cane che vuole liberarsi dalla morsa della società, cercando di farsi spazio per scappare e ricongiungersi nuovamente con il suo padrone. La produzione non ha un comparto narrativo che si possa chiamare tale, anche perché non vuole puntare con la sua storia a intrattenere, bensì sul gameplay. Nonostante ciò, la storia di sfondo e i personaggi che compongono il racconto non mi sono dispiaciuti, fanno la loro figura nel dare un contesto narrativo alle nostre partite.

Per quanto a livello narrativo non ci siano personaggi memorabili, lo stile artistico del gioco compone un cast davvero peculiare. Non aspettatevi durante la storia i soliti mostri di turno a ostacolarci, ma sappiate che quelli con cui dovremo confrontarci sul campo di battaglia fino alla fine del gioco non sono altro che robot. Un’ennesima dimostrazione di come il mondo di Automatown abbia messo da parte qualsiasi essere vivente in favore delle macchine. L’eroe delle vicende è un AutoDog, anch’esso meccanico.

Dog in the Machine - Recensione

Un cane, mille risorse

Il gameplay si svolge in mappe non troppo grandi, dove potremo muoverci in base al nostro turno all’interno di questa griglia. Lo stesso faranno i nostri nemici, che si muoveranno di conseguenza, cercando di prevedere le nostre mosse turno per turno. Il campo di battaglia di Dog in the Machine è davvero peculiare, non ha solo ostacoli, ma sono presenti anche degli elementi che potremo sfruttare nel corso dei combattimenti. Potremo sfruttare un sistema di reazioni a catena. In base a come e dove colpiremo il nemico, potremo causare una catena di reazioni che potrebbe portarci a colpire più nemici. Ad esempio, se è presente una trappola sulla casella dopo il nostro nemico, potremo sfruttare la cosa colpendolo e spostandolo su quella, causandogli ingenti danni o persino la sconfitta diretta.

Ho apprezzato la presenza del sistema di previsione in tempo reale, perché permette di avere una maggiore chiarezza su cosa accadrà in base all’azione scelta. In Dog in the Machine non si punta mai a uno scontro troppo veloce, ma bisogna prendersi il giusto tempo per capire quale attacco effettuare. Avere a portata di mano il risultato prima dell’attacco è un elemento che, se sfruttato a dovere, ci permette di avere un grandissimo vantaggio. Per quanto abbia apprezzato la cosa, spesso, però, in base a come viene sfruttata, può annullare la difficoltà di molti scontri, perché sappiamo in anticipo cosa fare e cosa non fare per evitare ingenti perdite sul campo di battaglia.

Dog in the Machine - Recensione

Razze e non solo

Man mano che giocheremo a Dog in the Machine potremo sfruttare le otto razze che ci vengono messe a disposizione. I livelli che andremo ad affrontare non saranno sempre gli stessi, perché nelle varie partite vengono generati proceduralmente. A conti fatti, si tratta di un roguelite tattico in cui, in base a come va la nostra partita, tra uno scontro e l’altro potremo sbloccare dei potenziamenti definitivi da portarci nello scontro successivo. Abbiamo anche la possibilità di aumentare il livello di sfida qualora lo volessimo, per testare al meglio alcune razze più offensive sul campo di battaglia.

Ogni volta che porteremo a termine una battaglia con successo, potremo far apprendere al nostro AutoDog un nuovo trick. Si tratta di combinazioni di bonus e abilità che, se combinate, possono dare vita a effetti devastanti sul campo di battaglia. Nelle prime ore bisognerà sperimentare, proprio perché trovare la giusta sinergia tra i trick non sarà sempre facile. Per quanto riguarda i personaggi che incontreremo, tra questi c’è anche il mercante, che ci permetterà di acquistare e sviluppare nuovi potenziamenti per il nostro eroe.

Dog in the Machine - Recensione

Tra ripetitività e difficoltà

Dal punto di vista della giocabilità, Dog in the Machine offre diverse ore di divertimento. Purtroppo, però, i vari asset dei livelli tendono a ripetersi fin troppo, portandoci a capire con facilità gli schemi dei nemici e come sconfiggerli, per quanto siano generati proceduralmente. La difficoltà non è elevata e questo, purtroppo, è un punto a sfavore del gioco, che rende a lungo andare abbastanza noiosi i livelli.

In compenso, lo stile artistico è davvero ispirato. Ho apprezzato molto i colori scelti per esprimere il mondo distopico di Automatown. Anche le diverse razze del nostro AutoDog presentano uno stile peculiare, in piena linea con quanto fatto con le ambientazioni!

Dog in the Machine - Recensione

Commento Finale

Dog in the Machine è un titolo divertente, che offre un sistema tattico funzionale, anche se in alcune fasi fin troppo ripetitivo. La difficoltà non è alta per il genere a cui appartiene, ma presenta delle meccaniche che rendono la rigiocabilità molto piacevole. Si tratta di un titolo che consiglio a chi è alla ricerca di uno strategico con un pizzico di elementi roguelite e che sia artisticamente ispirato!

Dog in the Machine
Riassumendo
Dog in the Machine è un prodotto che propone un roguelite tattico funzionale. Peccato per una ripetitività di fondo man mano che si avanza nella storia.
Reader Rating0 Votes
0
Pro
Gameplay divertente e con meccaniche interessanti
Varietà per i potenziamenti del personaggio
Artisticamente ispirato
Contro
Difficoltà alcune volte tarata troppo sul basso
Avanzando nella storia diventa molto ripetitivo
7.5
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Scritto da
Federico Molino - Director and PR Manager

Classe 1996, assiduo consumatore di giochi di ruolo, amante della fotografia e informatico a tempo pieno.

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