Call of Duty: Vanguard – Recensione

Come ogni anno arriva il momento dell’uscita di Call of Duty. Quest’anno l’onere dello sviluppo è stato riversato sui ragazzi di Sledgehammer Games che, dopo aver sfornato il capitolo sulla seconda guerra mondiale con WWII, ha voluto cimentarsi nuovamente con lo stesso periodo storico, ma provando a cercare una formula più “personale” e meno ordinaria.

Call of Duty: Vanguard, infatti, si basa su un’epoca che effettivamente è esistita, ma allo stesso tempo inserisce dei suoi eroi originali, dei soldati che si sono ritrovati a dover fronteggiare l’unico grande nemico riuniti in una squadra d’elité.

Con gli ultimi capitoli abbiamo assistito a delle storie non proprio ottime, ma il team di sviluppo sembra aver riversato molta attenzione al comparto singleplayer questa volta. Eppure qualcosa non è andato come sperato.

La guerra non cambia mai

La narrazione è suddivisa tra due archi temporali, presente e passato, e il gioco si servirà spesso di flashback per permetterci di conoscere meglio ogni singolo personaggio della Task Force 1. La missione introduttiva ci lancia nel vivo dell’azione, durante un ultimo assalto, trovandoci a bordo del treno per Amburgo, in modo da sferrare alle armate del generale Hermann Freisinger un danno decisivo.

I personaggi principali di questa unità speciale sono Arthur Kingsley, il leader del gruppo, Polina Petrova, una letale cecchina russa basata su Lyudmila Pavlichenko, Wade Jackson, un abile combattente soprattutto nell’utilizzo dei veivoli, e infine Lucas Riggs, un esperto di esplosivi.

Il difetto più evidente della storia è che impiega troppo tempo per entrare nel vivo del racconto, trattando alcune parti in modo frettoloso, non permettendoci di instaurare alcun legame con i personaggi. Dal punto di vista registico non abbiamo nulla di cui lamentarci, sono riusciti a toccare momenti epici e ben delineati con il racconto.

Voglio spezzare una lancia a favore dell’interpretazione dei doppiatori Italiani, che contribuisce in maniera non poco indifferente al racconto in modo positivo.
L’unico problema risiede nel mixaggio audio: nelle fasi concitate è difficile sentire i personaggi parlare e si sarebbe potuto fare un lavoro leggermente più pulito da questo punto di vista.

Un gunplay valido

Dalle prime ore di gioco è possibile avvertire come il gunplay sia stato nuovamente rinnovato e reso molto più fluido e dinamico, soprattutto sulle console di nuova generazione.
In pochi minuti di gameplay, ci vengono introdotte delle abilità speciali di ogni personaggio, le quali rendono la giocabilità differente in ogni capitolo.
Mi sarei aspettato uno sforzo in più per quanto riguarda la strutta del level design, l’unica nota di merito è la verticalità aggiunta nei capitoli nel quale impersoneremo Polina, con la possibilità di effettuare parkour e scalate sui palazzi.

Alcune fasi è possibile affrontarle in modalità stealth, ma dopo i primi capitoli questa formula viene totalmente rimossa in favore di un assalto quasi sempre diretto, senza la possibilità di poter scegliere come affrontare lo scontro. Purtroppo, Call of Duty: Vanguard non rinnova quasi in nulla la formula del singleplayer, e l’unica cosa che riesce a fare è quella di migliorare alcuni componenti come meglio può.

Ho provato ad affrontare il gioco alla difficoltà massima, non ho avuto grandi problemi con i nemici anche perché l’intelligenza artificiale non è sempre reattiva e spesso è facile da aggirare.
Ho gradito l’aggiunta della possibilità di distruggere più elementi a schermo, rendendo i ripari spesso “meno sicuri”.

Dall’Oltretomba

La modalità Zombie presenta una sola modalità, quella di Der Anfang. Principalmente si tratta della stessa struttura vista negli anni precedenti, presente fin primo Black Ops.
Avremo una grande aerea nel quale avanzeremo man mano che passeranno i round, con la possibilità di acquistare oggetti e potenziamenti per il nostro personaggio. Gli operatori selezionabili saranno ben dodici questa volta, includendo anche gli eroi di Vanguard.

La mappa di gioco è ben caratterizzata: dalla piazza accediamo a una serie di portali per compiere delle missioni che ci vengono affidate man mano che proseguiamo nello scontro. Anche questa volta gioca un ruolo importante il potenziamento delle armi e dell’equipaggiamento tra un round e l’altro. Raggiunto il quinto round, potremo abbandonare la mappa, per compiere la nostra missione, oppure tentare in una sfida ancora più difficile ottenendo delle ricompense maggiori.

Come già confermato dagli sviluppatori, la modalità verrà espansa nel corso dei mesi con nuovi contenuti, rendendo la formula Zombie sempre più ricca è divertente.
Purtroppo la modalità non è affrontabile per il momento in cooperativa locale, questo perché gli sviluppatori non sono riusciti a programmare la modalità entro il lancio. Tutto è stato rimandato a un possibile aggiornamento futuro, non ancora confermato.

Guerra pubblica

Il comparto multigiocatore è sicuramente quello più riuscita tra tutti i vari elementi di Call of Duty: Vanguard. Con pad alla mano, ho gradito molto la fluidità e il progresso di questa battaglia competitiva.
Gli sviluppatori hanno fatto tesoro di tutti i feedback ricevuti nel corso degli anni, rendendo l’esperienza accessibile a una grande fetta di giocatori, creando delle playlist più bilanciate.

Le modalità sono sempre le solite, con l’aggiunta di una nuova modalità, ovvero Collina dei Campioni. Si tratta di un grosso torneo, nel quale le squadre combattono in gironi, fino ad arrivare alla finale. I vari Team possono essere composti da due o tre membri.

Non abbiamo avuto molti problemi con il matchmaking, neanche al day one del gioco. Un punto a favore di Activision che è riuscita a far tesoro dell’esperienza del passato.

Un comparto sonoro e grafico da premiare

Come vi avevamo anticipato, il doppiaggio Italiano è riuscito a soddisfarci quasi completamente, nonostante qualche voce non troppo consona al ruolo interpretato. Per quanto riguarda gli effetti sonori sono stati fatti dei passi in avanti, soprattutto durante le scene più intense dove l’effettistica riesce a creare la giusta atmosfera del momento.

Il comparto grafico ha subito un grosso aggiornamento fin dal reboot dedicato a Modern Warfare. Anche in questo caso sono stati fatti dei passi in avanti, sfruttando quasi al massimo quella che è la nuova generazione di console. Il vero punto a favore va agli effetti particellari, grazie ai quali durante la prima missione si riesce a palpare con mano il “conflitto“.

Una piccola nota di demerito va alle animazioni: in alcune fasi ci sono sembrate leggermente macchinose, senza contare a un lip-sync quasi inesistente anche in lingua originale.

Commento Finale

Anche quest’anno Call of Duty è riuscito a proporre qualcosa di piacevole. Dalle premesse fatte dal team di sviluppo mi sarei aspettato qualcosa in più dal comparto narrativo, completabile in quattro ore e con una trama non sempre originale.
La modalità Zombie è sicuramente riuscita, ma per dare un giudizio definitivo su quest’ultima ci servirebbe attendere come Sledgerhammer Games ha intenzione di continuarla, nonostante vadano tolti dei punti di merito per la mancanza della co-op locale.
Come già detto in precedenza, il multigiocatore è sicuramente il comparto più riuscito dell’intera esperienza, mi auguro che il team possa migliorare quest’ultimo aggiungendo dei contenuti interessanti nel corso dei prossimi mesi.

Call of Duty: Vanguard
  • 8/10
    Voto - 8/10
8/10

La Seconda Guerra Mondiale da occhi diversi

Quest’anno Call of Duty: Vanguard è riuscito a soddisfarmi solo in parte. Mi sarei aspettato una storia più solida, viste le premesse degli sviluppatori. La modalità Zombie è ancora una volta promossa, ma segnalo la grave mancanza di una modalità cooperativa locale. Il Multiplayer è l’elemento portante della produzione, con un gunplay e una stabilità solida.

Clowen

Classe 1996, assiduo consumato di giochi di ruolo, amante delle fotografia e informatico a tempo pieno.