Al suo annuncio, CODE VEIN riscosse un discreto interessamento da parte del pubblico, soprattutto perché, oltre ad avere alcuni tratti in comune con i soulslike, ad occuparsi di questa nuova IP c’era nientemeno che il team di God Eater. Rispetto all’hunting game, in questa nuova produzione il team di sviluppo ha raggiunto vette più alte, riscuotendo un grande successo al suo debutto.
Forte di questo grande risultato, Bandai Namco Studios è tornata alla carica con CODE VEIN II, che rimescola ancora una volta le carte in tavola, offrendo un’esperienza differente da quello che ci si può aspettare. Ho passato molte ore in compagnia del secondo capitolo e finalmente sono pronto a parlarvene!
CODE VEIN II
Il Cacciatore predestinato
Il mondo in cui è ambientato CODE VEIN II ha subito un evento chiamato Luna Rapacis. Durante questo avvenimento tutti i redivivi si sono mutati in mostri senza coscienza chiamati Orrori. All’inizio della storia ci risveglieremo e troveremo davanti a noi una ragazza di nome Lou MagMell, una rediviva, che ci ha donato metà del suo cuore per risvegliarci. Questo perché ci chiederà di affrontare il declino del mondo, tornando con i suoi poteri nel passato e manipolando così il tempo per evitare l’ascesa della Luna Rapacis.
Quello che effettivamente è il nostro eroe è un cacciatore di Redivivi, specializzati nella caccia ai vampiri. Si tratta di una storia che si apre man mano che avanzeremo nel racconto. Proprio come accadeva nel primo capitolo, ci sono alcuni eventi che potranno prendere delle pieghe differenti in base a come decideremo di affrontare la storia, ripercuotendosi nel futuro che stiamo cercando di salvare dalla Rinascita. Quello che ci viene detto fin dall’inizio da Lavinia Voda, capo dell’organizzazione MagMell, è che dovremo farci carico di tutte le scelte che faremo.
Il nostro obiettivo all’interno della storia è quello di eliminare gli eroi che salvarono il mondo durante il Tumulto, che adesso si trovano sigillati all’interno di crisalidi inaccessibili. Spesso infatti dovremo tornare nel passato per conoscerli meglio e capire come aprire la crisalide. Non sarà semplice e soprattutto si tratta di un passaggio importante per capire anche com’erano le ambientazioni prima del disastro.
Devo ammettere che ho gradito molto di più la storia di CODE VEIN II rispetto al suo primo capitolo, molto più chiara e diretta e che effettivamente raggiunge un finale sensato senza girarci troppo attorno. Anche il finale può differire in base alle nostre scelte.

Tra passato e presente
Dimentichiamoci della struttura tipica da soulslike a cui eravamo stati abituati nel primo capitolo. Nel gioco ci troveremo un mondo molto più aperto, più ricco di elementi e un hub principale che ci permette di ottenere informazioni ed equipaggiamenti. Nonostante spesso ci troveremo a dover affrontare dei dungeon con una struttura più lineare, il gioco ci dà la possibilità di esplorare il mondo aperto alla ricerca di tesori e ricompense nascoste. Alcune aree si presentano un po’ vuote, e che sarebbero potute essere arricchite con elementi a schermo migliori, e magari con ulteriori boss opzionali.
D’altro canto il team di sviluppo è riuscito ad offrire un’esplorazione piacevole, proprio perché da un certo punto della trama ci sarà offerta la possibilità di utilizzare la moto. Questa ci permetterà di esplorare molto più velocemente le varie aree. Potremo spostarci nelle zone già visitate attraverso i Vischi, che funzioneranno da falò. Non potremo attivarli qualora ci siano nemici nelle vicinanze.
La cosa che ho apprezzato è che l’ambientazione muta significativamente man mano che altereremo il passato, rendendo piacevole l’esplorazione nelle due epoche dello stesso luogo.

Il codice sanguigno
Non esiste una vera e propria build da costruire nelle statistiche ad ogni livellamento, selezionando i vari parametri. Il fulcro principale del gioco è quello dei Codici Sanguigni, che sono dei nuclei che otterremo dai vari personaggi. Questi ci daranno delle statistiche ben precise e delle abilità passive. Man mano che li utilizzeremo aumenteranno di livello, e progrediranno anche aumentando l’amicizia con il personaggio a cui appartengono.
Per quanto riguarda l’equipaggiamento, potremo avere fino a due armi principali. Inoltre potremo utilizzare un simulacro difensivo, che funzionerà da arma da difesa, come scudi più o meno resistenti oppure delle abilità di contrattacco. I simulacri difensivi non sono facili da utilizzare fin da subito, ammetto che nelle prime ore ho avuto qualche problema nel trovare la giusta combinazione.
Ad aggiungersi a tutto ciò ci sono le Gabbie, delle abilità che ci permetteranno di infliggere ingenti danni e assorbire i nuclei dei nemici. Di queste ne sono presenti di diverse tipologie, che non vi anticipo per evitare di entrare in ambito spoiler.
In questo titolo non sono presenti armature, ma le statistiche sono tutte dettate dalle Gabbie, dai Codici Sanguigni e dalle armi che equipaggeremo.
Fin dall’inizio potremo personalizzare il nostro Redivivo, così come anche le armature estetiche presenti. Potremo cambiare l’aspetto del nostro eroe in qualunque momento nell’hub principale del gioco.
Come nei soulslike è presente un corrispettivo delle anime, qui chiamato icore, che otterremo sconfiggendo i nemici e che sarà possibile spendere per aumentare il nostro livello e per potenziare l’equipaggiamento.
Potremo portare con noi un alleato, che una volta che finiremo a terra potrà utilizzare la sua vita per riportarci in battaglia, dandoci di fatto una seconda chance. Ammetto che l’utilizzo degli alleati è davvero utile.

Tecnicamente tra luci e ombre
Dal punto di vista estetico il gioco presenta un character design davvero piacevole, con gli eroi principali davvero ispirati, così come i boss principali. Purtroppo non posso dire lo stesso di alcuni nemici o dei mini-boss, che spesso vengono riproposti come nemici normali poco dopo. In compenso tecnicamente il gioco è molto solido, con un framerate davvero stabile su PlayStation 5 nella modalità performance.
L’ambientazione di gioco è davvero bella da vedere, però a lungo andare è presente una ripetitività di fondo poco piacevole. Anche nelle ambientazioni più aperte è possibile avvertire una pochezza di dettagli, visto che alcune ambientazioni sembrano vuote. Promossi la colonna sonora e il doppiaggio in giapponese, che presenta un cast davvero eccezionale e ben selezionato.

Commento Finale
Posso dire che CODE VEIN II è un buon seguito, presenta diverse meccaniche interessanti e un gameplay davvero appagante. Anche la difficoltà riesce a mettere a dura prova in alcuni frangenti, nonostante la presenza degli alleati. Le note dolenti risiedono in una ripetitività nel bestiario e in alcune ambientazioni vuote; si sarebbe potuto sfruttare ancor di più la potenzialità di questi elementi.
Se avete apprezzato il primo capitolo, CODE VEIN II vi saprà sorprendere con una narrazione molto solida.
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