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Pokémon Scarlatto e Violetto – Recensione

Le avventure dei Pokémon è sicuramente una di quelle cose che nel mondo videoludico è diventata una tradizione, proprio perché come molti altri titoli l’appuntamento annuale è sempre puntuale. Quando Game Freak ha deciso di annunciare Pokémon Scarlatto e Violetto vi confesso che ero abbastanza felice, perché dai primi dettagli rilasciati si parlava di un open world mai visto prima, dove gli sviluppatori avevano preso nota da quanto visto su Leggende Arceus uscito a inizio anno.

Effettivamente così è stato, abbiamo avuto finalmente un titolo completamente open world, staccandosi quasi del tutto da quelli che erano i canoni della serie a cui ci eravamo abituati ormai da diversi anni. Dopo aver lottato, conquistato medaglie e sventato un grottesco piano da parte del Team Star, sono pronto a parlarne in questa recensione!

Benvenuti a Paldea!

La storia inizia con il nostro trasferimento a Paldea dove conosceremo, come di consueto, la madre del nostro personaggio, che ci chiederà di prepararci in vista del nostro primo giorno all’Accademia. Prima di iniziare la nostra vita scolastica, conosceremo alcuni dei personaggi chiave della storia, tra cui il leggendario del gioco. Se giocheremo a Scarlatto avremo a disposizione Koraidon, mentre scegliendo Violetto avremo con noi Miraidon.

Entrambi hanno fattezze dragoniche e il primo incontro con loro è quasi subito l’inizio del gioco, dove li vedremo stanchi e apparentemente feriti. Dopo una piccola “scampagnata” insieme al nostro nuovo fidato amico, avremo finalmente la possibilità di scegliere il nostro starter, grazie all’incontro con il Preside Clavel.

Durante la nostra avventura saremo accompagnati da diversi personaggi, tra questi sicuramente spicca Nemi, nonché nostra vicina di casa. L’allenatrice ormai esperta di Pokémon ci spronerà ogni volta a completare il Cammino dei Campioni, ovvero ottenere tutte e otto le medaglie delle palestre e sfidare così poi i super-otto.

Differenze e varietà

Rispetto allo standard, quando andremo ad affrontare un Capopalestra, ci verrà chiesto d’affrontare un esame per poter sfidare il campione della zona. Solitamente consistono in alcune missioni secondarie, dove potremo raccogliere dei fiori oppure spingere un grosso oggetto fino al traguardo. Una volta superato, potremo sfidare il Capopalestra e provare a conquistare la sua medaglia. Il modus operandi è molto funzionale, svecchia una formula obsoleta aggiungendo un pizzico di varietà che il brand necessitava.

Quando il Team Rocket non c’è

Nelle prime ore di gioco avremo a che fare con il Team Star, una banda di teppistelli che hanno marinato la scuola e che stanno seminando il panico creando degli avamposti e importunando i poveri studenti indifesi. Il Preside Clavel ci chiederà di occuparci di questo problema che ormai da troppo tempo sta seminando problemi all’accademia. Per poter sconfiggere i cinque leader, dovremo in primis liberare l’avamposto, lanciando i nostri Pokémon in battaglie in tempo reale, che una volta raggiunto il quantitativo di nemici sconfitti ci permetterà di affrontare il Boss dell’avamposto.

La storyline di questo percorso è molto interessante, perché il tutto gira attorno a questo Boss ormai scomparso e che guidava a suo tempo il Team Star. La sua identità rimane avvolta nel mistero per tutto il tempo e per scoprirne l’identità dovremo prima affrontare tutti i Capi del Team Star. Spezzo una lancia a favore alle battaglie finali del Team Star, che mostrano una spettacolarità scenica non indifferente e sono intense e appaganti.

Spezie di ogni genere

Se questo non fosse abbastanza, esiste un terzo percorso narrativo da seguire, ovvero il Sentiero dei Leggendari, commissionatoci da uno dei nostri amici conosciuto nelle prime ore di gioco: Pepe. Essendo un appassionato di spezie, ci chiederà di recarci in determinati luoghi dove sono presenti dei Pokémon mastodontici e molto forti che come ricompensa della loro dipartita ci ricompenseranno con una delle spezie rare.

Una varietà che funziona

Ogni singola storia nasconde un finale interessante e piacevole, ma non voglio anticiparvi nulla per non rovinarvi la sorpresa. Posso dire che tutti questi contenuti non fanno che arricchire e rendere variegata l’esperienza di gioco, staccandosi, come già detto in precedenza, dai canoni a cui Game Freak ci aveva abituati dai tempi del Gameboy. Completare tutti i Sentieri ci permetterà di esplorare in lungo e in largo Paldea, una regione che ha molto da offrire anche visivamente.

Io e il mio Pokémon!

Come dicevo poc’anzi, il mondo di Paldea è completamente esplorabile e ricco di contenuti da completare. Fin dalle prime ore ci verrà concessa la piena libertà: saremo noi a decidere come affrontare i vari eventi che ci vengono posti lungo il percorso. Avremo a disposizione il nostro leggendario, che potremo usare come cavalcatura per spostarci facilmente da un luogo all’altro. Ogni volta che un punto di interesse sarà presente sulla nostra mappa, potremo usare il viaggio rapido, che ci permetterà di risparmiare un ingente quantitativo di tempo.

Il gioco non perde tutti i canoni della serie a qui siamo abituati: lungo i vari percorsi sono presenti gli allenatori da sfidare, che in questo caso non si attiveranno alla nostra vista, ma solo quando noi parleremo con loro. Guardando attentamente i vari luoghi che esploreremo, potremo notare dei grossi cristalli verdi, che ci permetteranno di affrontare i Raid, presenti già su Pokémon Spada e Scudo. Anche questa volta potremo affrontarli offline o in compagnia di altri giocatori.

È stata aggiunta la possibilità di fare dei picnic con i nostri Pokémon, potremo personalizzare la nostra tavola con diversi elementi estetici acquistabili in giro nei negozi di Paldea. In base alle pietanze scelte riceveremo dei bonus che ci torneranno utili in battaglia, oltre che incrementare alcuni dei parametri dei Pokémon e delle loro sensazioni verso di noi. Le ricette si possono ottenere in diversi modi, ma posso confermarvi che già dalle prime ore di gioco ne avremo numerose a disposizione.

La varietà non sempre completa

Durante gli scontri sarà possibile utilizzare una nuova tecnica, che prende il posto delle versioni Gigamax viste nel precedente capitolo. Parlo della Teracristal, una tecnica che potremo utilizzare una volta sola e che si ripristinerà solo quando ci recheremo in un centro Pokémon a far riposare i nostri compagni. Utilizzare la tecnica ci permetterà di cambiare il teratipo, aumentando determinate difese e ampliando l’effetto di tecniche legate al rispettivo elemento.

Si tratta di una tattica importante che deve essere utilizzata al momento giusto per non ritrovarsi in una situazione di svantaggio. Invece la modalità Online ci è sembrata piuttosto stabile, sia durante l’esplorazione di Paldea che nei Raid.

Per quanto riguarda l’esplorazione dei negozi, abbiamo trovato un “downgrade” rispetto a quanto visto su Spada e Scudo. In questo capitolo non potremo cambiare l’uniforme del nostro personaggio per tutta la durata del gioco, o meglio, potremo variare l’uniforme con le quattro presenti già nell’inventario. Gli unici elementi di personalizzazione sono zaino, cappelli e scarpe. Per quanto riguarda i tratti estetici, in qualunque momento potremo accedere a un menù che ci permetterà di cambiarne l’estetica, ma per quanto concerne i capelli dovremo recarci in un parrucchiere.

Qualche dolore tecnico

Il level design è da premiare, sopratutto perché le zone europee risultano molto ispirate e variegate. Ho apprezzato quasi ogni area di gioco, nonostante qualche zona più vasta si sarebbe potuta arricchire di più contenuti. Nonostante ciò, il gioco soffre di alcuni problemi tecnici non indifferenti, come cali di framerate frequenti nelle aree più affollate di Pokémon.
Ho avuto modo di provare la nuova patch, che ha migliorato drasticamente la situazione, limando qualche bug che rendeva l’esperienza più frustante.

La qualità delle texture in alcune fasi è veramente bassa, e viene da pensare se contiamo che nella stessa console sono presenti produzioni “miracolose” e open-world come The Witcher 3: Wild Hunt e The Legend of Zelda: Breath of the Wild. Spezzo però una lancia a favore dei modelli poligonali, sempre puliti graficamente e molto ispirati.

Durante l’esplorazione è visivamente netta la differenza tra la qualità grafica del mondo aperto e quello delle città, visto che le prime hanno un livello di dettaglio molto più basso nonostante risultino molto ispirate come stile.

Commento Finale

In conclusione, l’avventura a Paldea è un passo coraggioso verso il cambiamento del brand Pokémon. Sono rimasto soddisfatto dall’esperienza di Pokémon Scarlatto e Violetto, i quali hanno saputo intrattenermi per tantissime ore. Mi sarei aspettato una maggiore attenzione per i bug al Day-One e una cura maggiore per il lato grafico. Nonostante tutto, si tratta di un prodotto valido e ricco di contenuti. Ne consiglio l’acquisto non solo agli appassionati, ma anche a coloro che sono alla ricerca di un titolo duraturo su Nintendo Switch.

Pokémon Scarlatto & Violetto
  • 7.8/10
    Voto - 7.8/10
7.8/10

Riassumendo

Nonostante qualche difetto tecnico, l’avventura di Pokémon Scarlatto e Violetto a Paldea è una bellissima esperienza. Ci aspettiamo una maggiore cura per il titolo successivo di Game Freak.