Sherlock Holmes: Chapter One – Recensione

Fin dalla sua apertura, Frogwares ha dedicato gran parte del suo tempo e della sua forza lavoro allo sviluppo della sua serie di Sherlock Holmes. Il celebre detective ha fatto passi da gigante da un titolo all’altro, e il silenzio dopo il capitolo The Devil’s Daughter è stato rotto dopo cinque anni con un prequel.

Sherlock Holmes: Chapter One arriva dopo un periodo a dir poco travagliato per Frogwares. I problemi prima con Focus Home e poi con Nacon (la fu Big Ben Interactive) l’hanno portata a decidere di diventare uno studio indipendente.

Ciò non ha fermato lo studio di sviluppo nel rilasciare Chapter One su PC, PlayStation 5 e Xbox Series. Dopo averlo giocato nella sua incarnazione per l’ammiraglia Sony, sono finalmente pronta a parlarvene!

Un Mistero di Famiglia

Con Chapter One mettiamo da parte lo Sherlock maturo visto in The Devil’s Daughter e impersoniamo una sua versione molto più giovane. Siamo temporalmente ambientati anni prima del fatidico incontro da Holmes e il suo amico John Watson, e accompagniamo il nostro giovane detective sull’isola di Cordona.

Come sua spalla è presente Jon, il quale non è altro che l’amico immaginario di Sherlock, presente nella sua vita da quando ha dieci anni.

L’arrivo del giovane Holmes a Cordona è dovuto alla sua volontà di visitare la tomba della madre Violet, morta proprio mentre Sherlock e il fratello Mycroft vivevano assieme a lei sull’isola.
La memoria del nostro protagonista è fratturata e, man mano che risolveremo i casi principali, sempre più ricordi sulla sua infanzia verranno a galla.

La trama di Sherlock Holmes: Chapter One è magistralmente calibrata tra i casi principali e i momenti in cui il nostro protagonista recupera alcuni dei suoi ricordi di infanzia.
Abbiamo un crescendo continuo man mano che Sherlock scopre nuovi tasselli per risolvere il mistero che fa da filo conduttore a tutta l’avventura.

Con Chapter One scopriamo nuove sfaccettature sia di Sherlock, sia del suo passato e del suo rapporto con Mycroft. La caratterizzazione del nostro protagonista è a tutto tondo, e già si vedono alcune peculiarità del carattere del celebre investigatore che si vedono nei precedenti titoli di Frogwares.
Il resto del cast di personaggi non è approfondito come Holmes, ma è comunque ben realizzato e fa da cornice a tutta la vicenda.

Sherry e Jon

Parte principale del gameplay di Chapter One è composto dalle investigazioni. Queste sono un’evoluzione diretta di quanto visto negli ultimi capitoli della serie.

Possiamo analizzare le varie scene del crimine (o di interesse) alla ricerca di indizi o prove per guidarci avanti con l’investigazione. Nel caso dovessimo rimanere bloccati possiamo evidenziare nell’ambiente cosa potrebbe esserci sfuggito.

Un’altra parte integrante delle investigazioni sono le informazioni che possiamo ricavare da eventuali testimoni e sospetti nei nostri caso, parlandoci direttamente o origliando conversazioni. Nel secondo caso è necessario scegliere, tra le parole mostrate a schermo, quali sono inerenti al contesto per ottenere nuovi indizi.

Una volta raccolte abbastanza prove è possibile ricostruire le dinamiche di un crimine sulla base di ciò che abbiamo scoperto. Per farlo dobbiamo posizionare i giusti elementi nella scena per ricostruirla.

In molti casi è necessario recarsi negli archivi di Cordona (del municipio, della stazione di polizia o del giornale locale in base al tipo di informazione da cercare) per trovare ulteriori informazioni o luoghi di interesse.
Tutti e tre gli archivi funzionano allo stesso modo: è necessario filtrare per zona di Cordona, periodo storico e altri filtri in grado di permetterci di trovare le informazioni giuste.

Non sempre procede tutto senza intoppi: alle volte il nostro Sherlock si trova a dover combattere con la sua possibilità: abbiamo la possibilità di uccidere i nemici, oppure di stordirli con elementi ambientali o con altri indossati dai nemici stessi in modo da poterli arrestare.

Altre volte per procedere è necessario utilizzare dei travestimenti per ottenere delle informazioni altrimenti irraggiungibili per noi: ad esempio vestirci da operai ci permette di poter parlare con i lavoratori di Cordona senza che si rifiutino di darci l’indizio mancante.
I travestimenti, purtroppo, si rivelano necessari in pochissime occasioni. Siamo pieni dei travestimenti più disparati, i quali però non trovano alcun utilizzo pratico né nel corso della storia, e nemmeno durante i casi secondari.

Esattamente come introdotto in Crimes and Punishments (e portato avanti in The Devil’s Daughter), possiamo decidere se assolvere o condannare il colpevole una volta identificato. Spesso sono stata messa di fronte a scelte difficili, dove nessuna possibile decisione sembrava essere quella davvero giusta.

Ogni nostra decisione e il nostro modo di approcciarci durante le investigazioni vengono posti continuamente sotto giudizio da Jon, il quale si esprime nel taccuino con commenti favorevoli o meno alle nostre azioni. I commenti riguardano anche lo svolgimento dei casi e l’esisto delle sfide che di tanto in tanto ci offre durante un caso.
Purtroppo le opinioni di Jon in merito al nostro operato non incidono minimamente sul rapporto tra Sherlock e il suo amico immaginario, nemmeno tramite qualche dialogo extra.

Se da una parte i casi principali sono davvero ben realizzati, fatta eccezione personalmente per l’ultimo caso, il quale è stato per me un po’ sottotono, purtroppo quelli secondari non sono all’altezza.
Molti richiedono soltanto di analizzare una scena del crimine e di trarre una conclusione immediata.

Ci sono alcune eccezioni però: i casi affidati da Mycroft e quello finale affidatoci dalla polizia di Cordona offrono molta più varietà e li ho trovati decisamente più interessanti rispetto agli altri casi secondari.

La Bellezza di Cordona

Sherlock Holmes: Chapter One colpisce da un punto di vista tecnico. Mentre lo giocavo su PlayStation 5 ho sperimentato dei caricamenti quasi inesistenti sia quando caricavo la partita, sia entrando e uscendo dai vari edifici disseminati per la mappa di gioco.
Inoltre, fin dal Day-One il titolo si è mostrato stabile, senza cali di framerate e nemmeno effetti pop-up durante l’esplorazione.

Artisticamente parlando, sono rimasta subito colpita dalla bellezza dell’isola di Cordona e dai paesaggi offerti. Gli scorci offerti nei vari quartieri che compongono l’isola sono rimasti impressi nella mia mente anche settimane dopo aver concluso il gioco.

La colonna sonora accompagna alla perfezione la bellezza degli scenari proposti durante tutta l’avventura. Le tracce proposte non sono molte, ma sono ben realizzate.

Di buona fattura anche il doppiaggio, totalmente in inglese, dove spicca soprattutto il nostro protagonista, ma anche le voci degli altri personaggi risultano azzeccate.

La localizzazione italiana dei testi, d’altro canto, presenta alle volte degli errori di battitura che sarebbero potuti essere facilmente evitabili, ma che non impediscono la fruizione di Chapter One.

Un Ritorno al Passato con uno Sguardo sul Futuro

Sherlock Holmes: Chapter One si è rivelato un ottimo punto di ripartenza per la serie di Frogwares. Narrativamente parlando si tratta di un titolo eccelso, capace di appassionare ed emozionare dalle prime battute fino alla sua emozionante conclusione.

Non è un titolo esente da difetti: si sarebbe potuto fare di più per i casi secondari, che sì, sono tanti, ma nemmeno lontanamente all’altezza di quelli principali. I giudizi espressi da Jon in base alle nostre azioni non comportano cambiamenti nemmeno in merito a dialoghi tra i due.
Inoltre i travestimenti hanno un utilizzo estremamente marginale e si sarebbe potuto, anche qui, fare di più.

Lo consiglio a tutti gli appassionati della serie targata Frogwares, ma anche a coloro che si approcciano ai titoli del più celebre investigatore per la prima volta!

Sherlock Holmes: Chapter One
  • 8.5/10
    Voto - 8.5/10
8.5/10

Riassumendo

Sherlock Holmes: Chapter One è riuscito a donare nuova linfa vitale alla serie dopo la pausa dopo il rilascio di The Devil’s Daughter. Siamo di fronte a un’ottima trama capace di appassionare ed emozionare. Il tutto nonostante alcuni difetti che si sarebbero potuti evitare, ma che non rovinano l’esperienza ottima.

EvilPhimie

Gioco fin dal 1998. Nel corso degli anni ho scritto per vari siti videoludici per poi aprire un mio blog. Nel tempo libero, oltre ai videogiochi, adoro Dungeons & Dragons (5e), Magic: The Gathering, leggere e ricamare.