Tormented Souls tra passato e presente

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Nel corso dello scorso fine settimana, insieme a Phimie ci siamo immersi nell’avventura di Dual Effect e Abstract Digital: Tormented Souls. Abbiamo avuto il piacere di scoprire questa produzione che si ispira ai classici horror dell’epoca della prima PlayStation. La principale fonte d’ispirazione è proprio quella di Resident Evil, Silent Hill e del primo Alone in the Dark, abbracciando anche i controlli tank dell’epoca.

Grazie al supporto di Keymailer, abbiamo potuto giocare e completare la storia di Caroline Walker nella sua versione rilasciata su PlayStation 5!

Un richiamo al passato

Come dicevo nella prefazione, la cosa che più stupisce è il farsi carico delle meccaniche del passato, offrendo al giocatore un’esperienza sia moderna che retrò allo stesso tempo. Fin dall’inizio possiamo notare come la telecamera e gli stessi comandi schematici ricordino quanto visto in Resident Evil. In molte fasi del gioco ci verrà chiesto di ispezionare gli oggetti, di combinarli e di scoprire se su di essi sono presenti indizi utili.

Nonostante i controlli tank siano alla base di Tormented Souls, il lavoro svolto sui comandi è decisamente eccelso. Il team di sviluppo ha saputo proporre questa formula con un pizzico di modernità, perché non ho mai avuto particolari problemi con i comandi. Solo qualche volta la telecamera non era coerente con il movimento effettuato, dato che con il cambio di angolazione spesso il personaggio tornava indietro.

Riportare al giorno d’oggi i controlli tank a un pubblico più giovane non è compito facile. Basti vedere la recente Collection dei primissimi Tomb Raider, i quali presentano comandi fin troppo legnosi al giorno d’oggi e che creano non pochi problemi. La collection addirittura presenta una modalità moderna, che non riesce però nel suo compito.

Tormented Souls tra passato e presente
Una delle creature più semplici da sconfiggere

Il mistero non troppo misterioso

La premessa narrativa è molto semplice. Noi impersoniamo Caroline Walker, che un giorno riceve una lettera contenente la foto di due bambine gemelle. La protagonista, turbata da tutto ciò, decide di indagare per capire chi sono quelle due bambine e si dirige a Winterlake. All’arrivo viene stordita e portata all’interno di una vasca da bagno senza alcun abito. Al suo risveglio noterà che le manca qualcosa… il suo occhio!

Proprio da qui inizieremo il nostro viaggio, cercando di unire tutte le tessere di questo tenebroso puzzle, combattendo contro mostri immondi che infestano la villa in cui ci troveremo. Per quanto il mistero sia interessante, alcuni elementi che dovrebbero essere a sorpresa sono prevedibili fin dall’inizio. La cosa che ho apprezzato meno è che la protagonista, anche di fronte all’evidenza, sembra far finta di non capire e di non vedere la verità.

Anche gli enigmi ricordano molto gli horror classici di quei tempi, anche se non tutti sono ispirati. In particolare, abbiamo avuto problemi con uno degli enigmi che richiedeva di bussare con un determinato ritmo. A volte, pur eseguendo correttamente il ritmo, il gioco non lo registrava come giusto. Cercando su internet, ho visto che anche altri giocatori hanno riscontrato lo stesso problema.

Tormented Souls tra passato e presente
Il problematico rompicapo di Tormented Souls

Alla base c’è la giocabilità

Nonostante non si tratti di un prodotto che eccelle per il suo lato tecnico o per la sua originalità, ciò che rende piacevole Tormented Souls è la sua giocabilità. Perché sì, un titolo horror deve essere interessante, ma senza un comparto tecnico piacevole diventa frustrante. Questo lo hanno capito anche gli sviluppatori del gioco, che hanno cercato di proporre una formula funzionale e che potesse coinvolgere anche i giocatori più giovani.

A livello di gameplay, l’unica cosa che non ci è piaciuta è il sistema della luce. Se la nostra protagonista si addentra nel buio, muore. Fin qui sembrerebbe qualcosa di facilmente evitabile e invece no. Perché se per sbaglio entreremo da una porta che, una volta varcata, ci porterà in una stanza completamente buia, avremo in automatico il game over. Sarebbe bastato inserire una sorta di timing per permettere al giocatore di accendere una fonte di luce.

Tormented Souls tra passato e presente
Per essere la prima partita, ce la siamo cavata bene, no?

Una produzione piacevole

La sua durata non è tra le più elevate: bastano appena cinque ore per portare a termine l’avventura di Tormented Souls ottenendo tutti gli oggetti collezionabili. Devo confessare che, nonostante la narrazione non sia sempre ispirata, il titolo ci ha divertito. Siamo curiosi di vedere cosa ha in serbo il futuro per la serie, dato che è stato annunciato un secondo capitolo!

Vi consigliamo questo gioco, soprattutto se siete amanti degli horror classici dell’epoca della prima PlayStation!

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Scritto da
Federico Molino - Director and PR Manager

Classe 1996, assiduo consumatore di giochi di ruolo, amante della fotografia e informatico a tempo pieno.

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