Il mondo dei survival horror continua a sorprenderci ogni anno con nuove uscite di rilievo. Abbiamo concluso il 2025 con l’uscita di Tormented Souls 2, mentre iniziamo il 2026 con I Hate This Place.
Il gioco è sviluppato da Rock Square Thunder e pubblicato da Broken Mirror Games, sussidiaria di nientemeno che Bloober Team, studio che negli ultimi anni ci ha deliziati sia con il remake di Silent Hill 2, sia con Cronos: The New Dawn.
Sono rimasta molto colpita da I Hate This Place fin dal suo annuncio, pur non conoscendo all’epoca il fumetto su cui è basato. Il gioco è godibile anche senza aver letto la serie a fumetti creata da Kyle Starks e da Artyom Topilin, e pubblicata da Skybound e da Image Comics.
Ho avuto la possibilità di giocare ad I Hate This Place su PlayStation 5 con largo anticipo, in modo da potervi parlare oggi di com’è l’esperienza creata da Rock Square Thunder!
I Hate This Place
Un segreto da svelare
Elena, assieme all’amica Lou, torna nei pressi della fattoria dov’è cresciuta e dove, anni prima, la madre è misteriosamente scomparsa. La ragazza vuole scoprire la verità, e insieme all’amica svolgono un rituale per evocare l’Uomo Cornato. Qualcosa va storto però, e Lou svanisce nel nulla. Elena si addentra nelle terre infestate per ritrovarla e per svelare una volta per tutte cosa è successo anni prima a sua madre…
La storia di I Hate This Place parte subito senza troppi giri, dandoci subito modo di esplorare il mondo open world che ha da offrire. Attorno alla fattoria dove Elena è cresciuta non ci sono solo boschi, ma sono presenti anche dei misteriosi bunker e tanti misteri tutti da svelare.
Il mondo di gioco è intrigante e la trama, nonostante sia piuttosto lineare, riesce a soddisfare con il finale.
Come vi dicevo, si può giocare al titolo realizzato da Rock Square Thunder anche senza aver letto prima il fumetto creato da Starks e da Topilin.

Il silenzio è la chiave
Ci troviamo di fronte a un survival horror a visuale isometrica con un vasto open world da esplorare. Non solo, il gioco ha un sistema di ciclo giorno/notte, e dobbiamo stare attenti a quando ci addentriamo nei boschi per esplorare. Di notte, infatti, la zona pullula di nemici, molto più aggressivi rispetto a quelli presenti di giorno.
Per sopravvivere nei boschi è necessario fare attenzione ai rumori che facciamo. In base a se siamo accucciati o meno, ma anche a cosa calpestiamo, vediamo a schermo le onomatopee dei rumori che facciamo (oltre a sentirli). Questi cambiano colore per indicare se sono forti o meno. I nemici sono particolarmente sensibili ai rumori, quindi basta la minima distrazione per farli andare in allerta.

Parlando sempre dei nemici, I Hate This Place non è un gioco per tutti. Infatti i nostri avversari sono davvero ostici: il minimo passo falso basta per finire rovinosamente al tappeto. In caso di game over non ci verrà incontro nessun salvataggio automatico, quindi bisogna ponderare bene se e quando effettuarne uno in manuale.
Questo tasso di sfida mi ha ricordato molto Cronos: The New Dawn, realizzato da Bloober Team e uscito pochi mesi fa. Anche in quel caso mi sono trovata di fronte a un livello di difficoltà che mi ha messa davvero alla prova e che è risultato appagante. Lo stesso discorso vale per I Hate This Place.
Nel gioco è fondamentale il sistema di crafting per proseguire nell’avventura. Esplorando troviamo i progetti per armi, munizioni e altri oggetti utili alla sopravvivenza. Nella fattoria, ora degli zii di Elena, possiamo costruire delle strutture che ci fanno ottenere alcune delle risorse che ci servono. Per ottenerle dobbiamo far passare del tempo in-game, e possiamo farlo o uscendo a esplorare, oppure riposandoci a letto per far scorrere le ore velocemente.

Dal fumetto al survival horror isometrico
Dallo stile usato per i personaggi e le ambientazioni, fino alle onomatopee che appaiono a schermo quando facciamo rumore, il richiamo al mondo dei fumetti è palese. Ho apprezzato molto lo stile utilizzato, che non solo è piacevole, ma si differenzia dalle altre produzioni survival horror che escono di solito.
Sul fronte tecnico la versione da me giocata aveva qualche incertezza. In primis ho avuto svariati cali di framerate mentre esploravo i dintorni della fattoria, fastidiosi soprattutto quando accadevano vicino ai nemici. Poi ho avuto più dialoghi in cui parti delle frasi doppiate non si sentivano, e solitamente erano dei personaggi secondari.
Questi sono problemi già noti agli sviluppatori e che potrebbero essere risolti anche con una patch il giorno dell’uscita.
A esclusione del problema che ho riscontrato durante alcuni dialoghi, il comparto audio del gioco è di buona qualità. Le voci scelte per i vari personaggi sono realizzati, ed è buono anche il sound design, il quale permette di immergersi a pieno nell’atmosfera dell’ambientazione.

Odio questo posto, ma mi piace questo gioco
I Hate This Place è un survival horror che riesce a distinguersi dagli altri giochi appartenenti allo stesso genere. La storia riesce a coinvolgere e la formula del gameplay funziona, regalandoci una decina di ore di divertimento prima della sua conclusione.
Ci sono delle incertezze tecniche, che spero vengano risolte al lancio, e la sfida offerta potrebbe non essere adatta a tutti, ma si tratta di un gioco veramente valido e che non deluderà i fan del genere.

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