Quando guardo l’adattamento cinematografico o televisivo di un videogioco, non mi aspetto mai adattamenti 1:1 e cerco di godermi il prodotto per quello che è, e ho avuto lo stesso approccio con Return to Silent Hill, che ho visto ieri sera al cinema.
Ai tempi apprezzai molto il primo film di Christophe Gans dedicato alla serie, uscito nel 2006, e quindi ero molto curiosa per questo ritorno, dopo vent’anni, del regista sul franchise di Konami. Ritorno avvenuto proprio dopo il remake di Silent Hill 2, a opera di Bloober Team, e il recente rilascio di Silent Hill f.
Il primo film di Silent Hill non era fedele al gioco, eppure riuscì a conquistare grazie a una storia avvincente, ma anche ad alcune scelte che hanno reso il film iconico a livello di impatto visivo. La pioggia di cenere continua sulla cittadina e l’estetica di quando questa si trasforma nell’Otherworld furono riprese sia in Revelations 3D, sia ora in Return to Silent Hill.
Prima che entrassi in sala, erano già uscite le prime recensioni sul film. Avevo quindi letto le critiche sul ritorno del culto, importante nel primo e nel terzo gioco, ma assente nel secondo.
Però, di nuovo, quando guardo una trasposizione da un videogioco, non mi focalizzo sulla fedeltà al materiale di origine, e riesco a godermi pure i Resident Evil con Milla Jovovich senza sensi di colpa. Sì, anche Extinction.

Questo articolo non vuole essere una recensione. Non sono qui nemmeno per elencarvi tutte le libertà che si è preso il regista. Vi dirò che Return to Silent Hill, con tutti i cambiamenti, ha sì degli elementi che fa storcere il naso, ma rimane un film godibile e che intrattiene. Ci sono addirittura alcune scene che rendono davvero bene a livello visivo.
Sono qui per parlarvi di come Christophe Gans ha snaturato il personaggio di James Sunderland. Questo articolo andando avanti contiene spoiler sul gioco e sul film, quindi vi consiglio di andare avanti solo se per voi non è un problema!

Gans contro James
James Sunderland è, a mio parere, uno dei protagonisti più controversi in un videogioco. Siamo di fronte a un antieroe fatto e finito, e man mano che proseguiamo nel gioco scopriamo la sua vera natura.
Siamo di fronte a un personaggio egoista, che pensa a sé stesso e, scopriamo verso la fine, pure un assassino.
I mostri che popolano la sua Silent Hill sono manifestazioni dei suoi desideri repressi, e spesso siamo di fronte a creature altamente sessualizzate. La Bubble Head Nurse, per quanto poi appaia anche in altri capitoli, esordisce proprio nel secondo capitolo. Pyramid Head ricopre il ruolo del punitore, e in più scene manifesta anche le repressioni di James stesso.

Il peccato imperdonabile di Cristophe Gans è prendere un personaggio come James e stravolgerlo. Da antieroe, nel film diventa buono. Tutti i cambiamenti, compresa l’aggiunta del culto, sembrano una scusa per giustificare il personaggio nelle sue azioni e renderlo un eroe positivo.
Nel momento in cui il prodotto originale si basa tantissimo sulla psicologia del protagonista e le sue imperfezioni, queste modifiche sono inspiegabili.
L’omicidio di Mary, punto focale della storia e grande colpa di James, nel film si trasforma. Da atto di crudeltà ed egoismo, diventa un gesto estremo per risparmiarla dal dolore e su richiesta di Mary stessa.
E io a questo punto mi chiedo: ha senso fare un film su Silent Hill 2 se non si ha coraggio di ritrarre James come l’antieroe che è? Secondo me no.

Un ritorno debole
Potrei stare qui a parlare di tutti i punti gli altri punti della sceneggiatura che non mi hanno convinta, però sento di dover mettere il focus su James. In generale si sente comunque che dietro a Return to Silent Hill non c’è la scrittura di Roger Avary, che aveva firmato lo script del film del 2006, ma Gans stesso.
Penso sempre di più che il caso del primo film di Silent Hill sia isolato, perché non si riesce a ricreare i suoi pregi.
A Christophe Gans posso dare dei meriti per la direzione di alcune scene e il citazionismo di altre, così come per il fatto che quando può evita la CGI in favore di tecniche più tradizionali. Tuttavia non posso fare a meno di ammonirlo per il trattamento riservato ai personaggi del gioco, primo su tutti James.
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