Più volte vi ho parlato del mio amore per City Hunter, l’iconica opera di Tsukasa Hojo. Recentemente il franchise ha visto un ritorno alla ribalta, prima con il film animato Angel Dust e poi con il lungometraggio live action di Netflix.
Ritengo che Red Art Games abbia notato proprio questa recente trazione, e ha preso una decisione che mi ha davvero sorpresa: rilasciare nuovamente l’unico videogioco di City Hunter mai realizzato.
Dovete sapere che il gioco per PC Engine, console nota negli Stati Uniti e in alcuni paesi europei come Turbografx-16, per me è sempre stato un po’ come il Santo Graal. Sviluppato da SunSoft, City Hunter uscì come esclusiva per il mercato giapponese nel 1990. Capirete quindi che, quando io scoprii della sua esistenza nel 2014, il titolo per me era ormai irrecuperabile… Oltre al fatto che non conosco assolutamente mezza parola di giapponese.
Finalmente ho avuto l’occasione di giocare a City Hunter 35 anni dopo la release originale e sulla mia fidata PlayStation 5, con tanto di localizzazione di testi e altri contenuti aggiuntivi di cui vi parlerò a breve!
City Hunter
Il videogioco di City Hunter in breve
Devo fare una premessa: il videogioco di City Hunter non spicca particolarmente per la sua realizzazione. Si tratta di un action a scorrimento dove dobbiamo superare quattro livelli, e lo facciamo saltando e sparando nei panni di Ryo Saeba.
La premessa è piuttosto semplice, in quanto veniamo chiamati a svolgere diverse missioni, nelle quali incontriamo alcuni degli iconici personaggi della serie, ovvero Umibozu, Kaori Makimura e Saeko Nogami. L’ultima missione tira le fila della narrazione, e c’è anche una citazione all’Angel Dust, la temibile sostanza al centro delle vicende principali del manga.

I livelli, fatta eccezione per l’ultimo, non sono particolarmente vasti e richiedono di esplorare alla ricerca di come proseguire. L’unico modo per curarci è andando dall’infermiera presente nel livello, presente in una delle stanze, oppure trovando lo spogliatoio nascosto. Il potere del mokkori aiuta Ryo a tornare in piena salute, e possiamo tornare a curarci ogni volta che vogliamo.
Nonostante i limiti dell’epoca, parliamo comunque di un titolo per PC Engine del 1990, e la longevità piuttosto esigua (in poco più di un’ora si completa l’avventura), mi sono comunque divertita a giocarlo. Ciò che mi ha davvero colpita di questa re-release è il lavoro svolto da Red Art Games.

Le aggiunte di Red Art Games
Partiamo dalle basi. Red Art Games ha rimasterizzato il titolo con tante opzioni per il ratio e un filtro catodico attivabile a scelta, includendo anche la versione originale del gioco per chi vuole provarlo. È possibile salvare in qualunque momento attivando l’apposito menù della Remastered premendo L2, mentre premendo R2 possiamo riavvolgere il tempo di un certo numero di secondi, feature similare a quella vista sulle virtual console di Nintendo.
I testi del gioco sono finalmente disponibili in più lingue, compreso l’italiano, e l’adattamento è stato ben realizzato.

L’aggiunta che mi ha davvero stupita è l’inclusione di un nuovo livello di difficoltà, la modalità Difficile. Più di un quarto di secolo dopo l’uscita del gioco originale, Red Art Games ha deciso di dare una sfida in più a chi conosceva già il titolo di SunSoft.
La difficoltà Difficile di City Hunter ha molti più nemici su schermo, oltre a una sezione inedita alla fine del quarto episodio. Si tratta di una modalità veramente tosta, e ho avuto non poche difficoltà a superarla.
Abbiamo anche vari contenuti multimediali, che includono la possibilità di visualizzare libretto e cartuccia per PC Engine della release originale, una galleria che contiene alcune still dell’anime e artwork ufficiali e il lettore musicale. Questo include, oltre a tutte le tracce del gioco e una originariamente non utilizzata, anche Get Wild. Quest’ultima è l’iconica ending dell’anime e la traccia che si sente anche nei recenti film animati usciti, oltre che la traccia del menù principale di questa rimasterizzazione.

Get Wild and Tough
Questa rimasterizzazione di City Hunter è l’atto d’amore di Red Art Games verso i fan del manga di Tsukasa Hojo e dei suoi adattamenti. Non siamo di fronte al ritorno in auge di una gemma perduta, ma a quello di un titolo che passò in sordina e che solo i veri fan di Ryo Saeba (per i francesi, di Nicky Larson, per chi ha visto le prime due stagioni in italiano, di Hunter) saranno felici di avere finalmente in collezione.
Ritengo che Red Art Games abbia svolto un ottimo lavoro, da fan di City Hunter e non, soprattutto grazie all’aggiunta dei nuovi contenuti, compreso il nuovo livello di difficoltà che, fidatevi, darà del filo da torcere a molti!
Spero che Red Art Games continui a portare altri giochi rimasti relegati a console del passato e dietro al muro delle mancate localizzazioni.

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