SUDA51, all’anagrafe Goichi Suda, è sempre stato uno sviluppatore videoludico subito riconoscibile per la direzione artistica dei suoi titoli. Da No More Heroes a Lollipop Chainsaw, passando per Killer7, i suoi videogiochi sono fin da subito riconoscibili.
In un certo senso, Romeo is a Dead Man, di cui vi parlerò in questa recensione, è l’apoteosi di tutto ciò che SUDA51 ha realizzato negli anni. con un titolo che da subito si pone fuori da ogni schema e con una forte direzione artistica.
Ho avuto la possibilità di giocare a Romeo is a Dead Man su PlayStation 5, e sono finalmente pronta a parlarvi della mia esperienza!
Romeo is a Dead Man
Alla ricerca di Juliet
Quella che sembrava una normale notte di pattuglia per Romeo e il suo collega si trasforma ben presto in un incubo: i due vengono attaccati da degli zombie e il ragazzo si trova in punto di morte, senza un braccio e con il volto sfigurato. Romeo però viene salvato dal nonno, arrivato dal futuro, che utilizza una sua invenzione per trasformarlo in Deadman.
Romeo si ritrova a viaggiare nello spazio-tempo, lavorando per l’FBI, alla ricerca di Juliet, la sua amata, ma anche una minaccia per l’universo. La sua missione lo porta a incontrare svariate versioni distorte di Juliet, tutte malvagie e pericolose…
La trama di Romeo is a Dead Man è eclettica e fuori dagli schemi, con tanto umorismo e scene ai limiti dell’assurdo. Chi ha già giocato ad altre produzioni di SUDA51 riconoscerà subito la follia tipica dei videogiochi dello sviluppatore, solo che in questo caso si raggiunge livelli forse troppo estremi. Tutto è elevato all’ennesima potenza, e si ha l’impressione che non ci sia una vera coesione tra gli elementi che costituiscono la storia.
L’esperienza è tutto sommato piacevole, oltre che sopra le righe, ma personalmente ho preferito maggiormente altre produzioni di SUDA51 sul fronte narrativo.

Deadman a rapporto
In Romeo is a Dead Man ci facciamo strada tra orde di zombie con l’utilizzo di armi bianche e varie bocche di fuoco. Oltre ai nemici comuni ce ne sono alcuni più resistenti, che necessitano di essere colpiti a determinati punti deboli, che noi vediamo come dei fiori blu.
Ad aiutarci negli scontri possiamo anche evocare i Bastardi, ovvero degli zombie che coltiviamo a bordo della Last Light, ovvero la nostra nave spaziale. I Bastardi possono avere sia abilità offensive, sia difensive, e una volta evocati bisogna aspettare prima di poterli riutilizzare.
Quando utilizziamo un punto di salvataggio, utile anche per potenziare il nostro equipaggiamento e per ripristinare salute e cure, tutti i nemici dell’area che avevamo eliminato tornano, quindi alcune volte è meglio ponderare se sia il momento più opportuno per salvare.
Il gameplay risulta divertente nei primi minuti, ma molto presto diventa fin troppo ripetitivo. Ci troviamo a compiere le stesse azioni scontro dopo scontro, e nemmeno la presenza dei Bastardi riesce a portare particolare varietà alla formula. Abbiamo un po’ di sollievo dalle boss battle, che spezzano il ritmo in modo piacevole.

Una direzione artistica memorabile
Il vero punto di forza di Romeo is a Dead Man è la direzione artistica. Il gioco principalmente è composto da sezioni 3D in stile cel shading, ma abbiamo anche le parti a bordo della Last Light realizzate totalmente in pixel art. Buona parte dei filmati, invece, sono delle pagine di fumetto da sfogliare. Oltre all’unione dei vari stili, in generale i design dei personaggi sono molto ispirati.
Purtroppo alcune ambientazioni non sono altrettanto ispirate, risultando generiche e quasi fuori luogo con i toni dell’avventura.
Buono il comparto audio, con alcune tracce piuttosto ispirate e un doppiaggio in inglese tutto sommato gradevole.
Ho giocato al titolo su PlayStation 5, e ogni volta che mi ritrovavo a combattere in aree più piccole ho riscontrato problemi di framerate. Suppongo che sia per gli effetti a schermo, specialmente durante le battaglie più concitate, però si tratta di una pecca abbastanza spiacevole.

SUDA51 all’ennesima potenza
Romeo is a Dead Man è un’esperienza eclettica e sopra le righe che riassume perfettamente lo stile di SUDA51. Certe volte si ha l’impressione che ci siano troppe idee messe insieme, le quali creano una macedonia di elementi che non sempre creano un buon connubio. Mentre la direzione artistica è certamente memorabile, si sarebbe potuto fare di più per il comparto tecnico che spesso sfoggia dei cali di framerate nei momenti più concitati delle battaglie.
Si tratta di un titolo che consiglio a chi ha già familiarità con le produzioni di Goichi Suda, visto che si tratta della più folle realizzata finora dallo sviluppatore.

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