La storia di Screamer ha origini ben lontane, precisamente nel lontano 1995 con la sua prima uscita su MS-DOS. Il team a suo tempo si chiamava Graffiti, mentre oggi lo conosciamo con il nome di Milestone. Non tutti sanno che si tratta di un team italiano, con sede a Milano, che si occupa ogni anno di produzioni importanti come quelle di RIDE e MotoGP.
Il ritorno della serie Screamer non era nel bingo di molte persone: è stato uno di quegli annunci totalmente inaspettati, ma sicuramente molto piacevole. Proporre con una formula moderna un titolo come Screamer è interessante, soprattutto perché strizza l’occhio ai fan dell’animazione giapponese grazie al suo stile unico.
Ho affrontato la campagna principale ed esplorato le altre diverse modalità che il titolo di Milestone aveva da propormi, e finalmente posso parlarvene nel dettaglio!
Screamer
Mani al volante!
Al centro della storia del gioco c’è un grande torneo, imbandito da Mister A, un misterioso personaggio di cui si sa solo che dispone di una grande somma di denaro e che ha una certa influenza. All’interno del mondo di gioco sono presenti molte corporazioni, intrighi di ogni genere e allo stesso tempo dei mercenari chiamati Contractor.
Proprio tra questi gruppi di mercenari c’è il team principale della storia, i Green Reapers, mossi da uno scopo di vendetta, poiché il loro mentore è stato assassinato. Quello che ci viene detto dalla storia è che ognuno ha un motivo ben preciso per partecipare alla competizione e portarsi a casa il primo premio. La maggior parte dei personaggi non ha interesse nel vero premio finale, ma ognuno di loro vuole raggiungere un determinato obiettivo con la vittoria.

Un cast ricco
Ci sono ben quindici personaggi a far da protagonisti alla storia di Screamer, che vengono suddivisi in cinque team differenti. Abbiamo una campagna divisa in quattro atti, nei quali ci vengono raccontati pian piano i retroscena. Non lasciatevi ingannare dalla narrazione: il gioco propone nei primi livelli alcune meccaniche, per poi rivoluzionare il tutto andando avanti e introducendo nuove funzioni.
Le sequenze della narrazione sono animate dallo studio Polygon Pictures, ma la cosa che mi ha colpito è che i personaggi parlano nella propria lingua nativa. È qualcosa che fino ad oggi avevo visto principalmente solo in Tekken, ma che rende ancora più interessante la narrazione.
All’interno del gioco non ci sono molte scene animate: spesso gli intermezzi vengono raccontati attraverso scene in stile visual novel, nelle quali è presente il portrait del personaggio animato. La narrazione è interessante, anche se purtroppo pecca di colpi di scena piuttosto prevedibili.

Tra una derapata
Alla base del gioco c’è una struttura arcade, che propone una guida molto libera e piena di azioni da effettuare. Ogni eroe ha a disposizione una tecnica unica, che rende l’utilizzo dei veicoli differente. Ammetto che nelle prime ore è stato davvero complicato padroneggiare le derapate. Queste si possono effettuare con l’analogico destro: in base a come lo muoveremo, eseguiremo una derapata che può aiutarci a sterzare in maniera più o meno precisa nelle curve più ardue. Si tratta di una meccanica fondamentale all’interno del gioco, che ci permetterà anche di accumulare una barra utile per usare la spinta. Per quanto riguarda acceleratore e frenata, li troviamo impostati nei grilletti come altri titoli del genere, ma ho trovato l’utilizzo dell’analogico una scelta scomoda in alcuni frangenti, soprattutto nelle prime ore.
Non basterà dare gas durante le gare per poter vincere, ma dovremo stare attenti anche al livello di velocità raggiunto, in quanto il cambio non è automatico. Ogni volta che aumenteremo le marce, incrementeremo la barra per la spinta, che non è altro che l’indicatore Sync. Andando avanti nella storia sbloccheremo anche un attacco offensivo per eliminare gli altri avversari. A mio avviso questa meccanica aggiunge ulteriori complicazioni ai comandi, già fin troppo affollati durante la corsa. Da questo punto di vista si sarebbe dovuto puntare a semplificare le meccaniche.

Dopo il torneo
Le modalità presenti in Screamer non sono tante: tra queste troviamo le prove a tempo, le classiche gare singole e a squadre e delle sfide per metterci alla prova. Da questo punto di vista si sarebbe dovuto fare molto di più per quanto concerne le modalità offline.
È presente lo split-screen, che non è una cosa scontata negli ultimi tempi: il team permette di giocare in locale fino a quattro giocatori contemporaneamente. È presente anche una modalità multigiocatore davvero divertente, tra competizioni classificate e gare amichevoli.
Abbiamo a disposizione il garage, che ci permette di equipaggiare alle auto gli oggetti che abbiamo sbloccato nel torneo. Il livello di personalizzazione non è tra i più vari, ma lascia una libertà soddisfacente nella personalizzazione del veicolo.
Quello che ho apprezzato di più è la presenza dei trentadue tracciati, molto variegati, che alternano ambientazioni in pieno stile Giappone futuristico a quelle delle lande desolate. Una varietà davvero piacevole, soprattutto perché non si avverte la ripetitività degli scenari.
Promossa l’intelligenza artificiale dei nemici, molto agguerrita nel torneo nelle fasi avanzate e che al minimo errore è pronta a surclassarci.

Stilisticamente unico
Il lato estetico della produzione è davvero soddisfacente: il livello a cui arriva l’Unreal Engine è sorprendente. I personaggi risultano ben curati dal punto di vista stilistico e presentano animazioni fluide. Quello che colpisce di più è il doppiaggio, come dicevo ogni personaggio parla la propria lingua. Nella produzione è presente anche una figura di spicco come Troy Baker, per i meno esperti di doppiaggio è colui che ha dato voce a Higgs in Death Stranding e a Indy in Indiana Jones e l’antico cerchio.
Ho giocato a Screamer su Xbox Series X e devo dire che non ho riscontrato problemi tecnici di sorta. Il gioco gira fluidamente senza alcun tipo di problema. A tutto questo si aggiunge una colonna sonora di ottima qualità, soprattutto l’opening “Survive” dei WAGAMAMA RAKIA.

Commento Finale
Screamer è stato una bella sorpresa in questo periodo di grandi uscite. Il team di Milestone è riuscito a portare sul mercato un titolo davvero interessante, cercando di rispettare il suo approccio arcade di quel lontano 1995. L’unico difetto della produzione risiede in una poca varietà di modalità in giocatore singolo e in una campagna principale che verso la fine propone dei colpi di scena prevedibili.
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