Recensione 1 - 8 Shōgun
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Shōgun – Recensione dei primi otto episodi

Ho avuto il piacere di vedere in anteprima tutta la serie TV dedicata a Shōgun su Disney +, prodotta da FX. Si tratta di una serie che segue le vicende del romanzo nel 1975 scritto da James Clavell, scrittore australiano. C’è da dire che l’opera ha già avuto un suo adattamento con una mini-serie, chiamata Shōgun – Il signore della guerra, diretta da Jerry London e uscita nel 1980.

Il periodo storico scelto è peculiare, perché cattura gran parte dell’essenza del Giappone tra conflitti e trame articolate, ma soprattutto l’arrivo di gente “straniera” che agli occhi dei giapponesi sembrano essere tutti portoghesi. Rispetto a quanto fatto in passato, sono stati approfonditi molti più personaggi rispetto ad allora, dando risalto a dettagli importanti dell’opera!

Ci teniamo a dire che abbiamo visto anche gli ultimi due episodi, ma di questi ve ne potremo parlare a tempo debito, una volta scaduto l’embargo!

Lord Toranaga e non solo

La serie si apre con John Blackthorne, interpretato da Cosmo Jarvis, un navigatore britannico esperto che cerca un modo di arrivare sulle coste giapponesi assieme alla sua ciurma. Da qui inizia tutto ciò che effettivamente può essere riassunto come lo shokumei tra l’Inglese John Blackthorne e il giapponese Yoshii Toranaga, interpretato Hiroyuki Sanada.

La storia gira tutta attorno al vuoto di potere che si è creato dopo la dipartita del Taiko, gettando la nazione in una grave crisi burocratica sulla gestione del potere, fino a quando il figlio del Taiko non avrà l’età adatta per governare. Al suo posto sono presenti cinque reggenti e tra questi c’è Yoshii Toranaga, non visto di buon occhio da grand parte del consiglio, nella fattispecie da Ishido Kazunari. Quello che la storia ci dice è che tutto è gestito e influenzato dagli intrighi di potere territoriali e politici, ma soprattutto dagli interessi commerciali con i portoghesi. Blackthorne stesso è voluto giungere in Giappone proprio per togliere il monopolio ai portoghesi.

Grazie alle informazioni di John sui portoghesi, comunicate attraverso l’interpretazione di Mariko, Toranaga ottiene ciò di cui ha bisogno per rovesciare il giogo politico dalla sua parte. Tra le tante cose di cui non sono a conoscenza i giapponesi c’è anche la presenza di altre nazioni oltre al Portogallo, dato che per i portoghesi è più conveniente non far sapere dell’esistenza dell’Inghilterra e di altri avversari.

L’influenza portoghese però ha portato anche giovamento: diversi sono riusciti a imparare da alcuni cristiani la lingua portoghese. Appunto per questo Mariko, interpretata da Anna Sawai, ormai convertita al cattolicesimo, aiuterà John a comprendere il suo signore Toranaga, cercando di abbattere la barriera linguistica.

John in Shōgun

Ben oltre la cultura

In ben otto episodi possiamo vedere come gli intrighi politici sono ben più importanti degli scontri a lama sguainata. Di questi ne vedremo ben pochi rispetto a quanto ci si potrebbe aspettare da una serie con questa ambientazione. Perché sì, Shōgun punta molto sulla barriera linguistica, sul credo della propria terra e sulle decisioni che ognuno prende accettando il fato che gli viene imposto. Ogni personaggio costituisce nel racconto un punto fondamentale, lo vedremo negli otto episodi dove ognuno cercherà di costruire il proprio destino, senza esimersi dalle proprie colpe.

Tra i personaggi più importanti e ben scritti c’è Mariko, che ha imparato la lingua straniera e ha accolto nella sua vita la religione cristiana. Un personaggio che ho adorato per la sua crescita e perché è anche colei che riesce a essere un ponte tra la cultura giapponese e quella occidentale. I personaggi della serie non devono piacere e appunto non vogliono farlo, prendendo decisioni poco condivisibili. Questo perché il racconto di James Clavell è duro e crudo, ma soprattutto ricco di elementi che rendono i personaggi umani. 

Toranaga in Shōgun

La barriera linguistica

Visivamente Shōgun è un fiore all’occhiello. Le ambientazioni riescono a rievocare bene il periodo storico, passando da uno scenario immerso nella natura fino a quello di una casa tipica giapponese. Per quanto non si tratta di una produzione dal budget elevato, ciò che è stato fatto finora con la serie è lodevole. Bisogna dire che la storia ha bisogno del suo tempo per incalzare, perché i primi episodi funzionano da introduzione all’impatto di John Blackthorne con il Giappone, una terra a lui sconosciuta e con meccanismi e usanze che deve imparare nel modo peggiore.

Vedere Osaka trasportata all’epoca delle Navi Nere è fantastico: la cura per i dettagli è stata a dir poco maniacale. Il doppiaggio in bilingua in qualunque adattamento la si guardi è qualcosa che rende ancora più coinvolgente la visione, dato che i giapponesi parleranno la loro lingua, mentre i personaggi che parlano il portoghese saranno doppiati in Italiano nel caso lo si stia guardando con quest’ultimo doppiaggio. Si tratta di una formula che rende bene la barriera linguistica tra i personaggi.

Mariko in Shōgun

All’alba dello shokumei

Per questi otto episodi posso ritenermi soddisfatto, lo svolgimento della trama ha mantenuto dei ritmi serrati, offrendo una storia appassionata e piena di personaggi di spessore. La performance di Hiroyuki Sanada impreziosisce l’opera, rendendo Shōgun una piccola perla da non perdere. Sono rimasto molto convinto da quello che ho visto, ma nelle settimane successive vi darò il mio parere finale sull’opera!

Classe 1996, assiduo consumatore di giochi di ruolo, amante della fotografia e informatico a tempo pieno.