Rise of the Ronin
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La bellezza di Rise of the Ronin

Già dopo aver completato Wo Long: Fallen Dynasty un anno fa ero certa che avrei acquistato Rise of the Ronin al Day One. E così infatti è stato. Non avevo molta confidenza con i lavori di Team Ninja a parte l’occasionale partitina a Dead or Alive, ma il lavoro svolto nel 2023 con Wo Long e i trailer e le informazioni sul gioco mi hanno convinta.
Ho bellamente ignorato le critiche, dedicate soprattutto a un comparto grafico secondo molti non all’altezza, e sono felice di averlo fatto. Rise of the Ronin si è rivelato per me un’esperienza davvero soddisfacente!

Negli ultimi anni mi sto divertendo parecchio con i titoli open world, nonostante li evitassi negli anni passati, e la prima prova di Team Ninja con il genere non è stata un’eccezione. Buona parte del mio divertimento è derivato puramente dall’esplorazione, mentre cercavo di completare ogni singola attività disponibile sulla mappa. Dalla ricerca dei gatti smarriti, alle foto fino alle tante battaglie contro avamposti nemici e temibili latitanti: mi sono sentita molto gratificata dalle ricompense offerte per il completamento delle varie attività.

Durante l’esplorazione poi, specialmente mentre giravo per Edo, sono rimasta colpita da tantissimi scorci semplicemente mozzafiato. Il team di sviluppo secondo me ha saputo sfruttare bene il motore grafico utilizzato, riuscendo a creare un’esperienza davvero bella da vedere. Si potrebbe dire che Team Ninja ci insegna che non serve per forza la grafica spaccamascella per confezionare un buon titolo da giocare e da vedere.

Rise of the Ronin esplorazione

I legami del Ronin

La bellezza di Rise of the Ronin non si limita però soltanto ai paesaggi evocativi e all’esplorazione divertente. Sono rimasta molto colpita anche dal comparto narrativo del gioco.

Mi è piaciuta davvero tanto l’enfasi data ai legami che creiamo con i tanti alleati presenti, e come le loro Missioni Legame riescano ad approfondire sia alcune tematiche importanti, sia i personaggi stessi. I rapporti che consolidiamo durante le nostre avventure ci permettono di conoscere meglio anche le motivazioni dietro alle fazioni protagoniste dell’era Bakumatsu. Nessuna di queste è davvero dalla parte del bene assoluto, ma ognuna ha all’interno tantissime sfumature. Poter conoscere meglio i capi del movimento anti-shogunato, così come i samurai all’interno della neo-nata Shinsengumi, ci permette di vedere il tutto sempre da una nuova prospettiva.

Hajime Saito

Anche il fatto che Team Ninja abbia scelto proprio l’era Bakumatsu come ambientazione per Rise of the Ronin è degno di nota. Non è un periodo storico che si vede spesso videoludicamente parlando, e personalmente mi viene in mente solo Like a Dragon: Ishin come gioco con la stessa ambientazione.
Non sono pochi i videogiochi ambientati in Giappone, ma nella Edo del 19esimo secolo si contano sulle dita di una mano. Ed è un peccato perché ci sono tantissime figure storiche davvero interessanti, come Sakamoto Ryoma.

Secondo me la narrazione stessa riesce ad avere una bella poetica di fondo, regalando alcuni momenti davvero indimenticabili mentre lo si gioca.

In tutto ciò non vi ho nemmeno parlato del sistema di combattimento di Rise of the Ronin, il quale è veramente ben realizzato. È molto soddisfacente cercare di prevedere le mosse nemiche e sfruttare le parate per coglierlo alla sprovvista. Oltre a ciò abbiamo sia un vasto arsenale di armi, sia tanti stili diversi da padroneggiare. E tra lo stile dedicato a Ryu Hayabusa e quelli che possiamo imparare dalle figure storiche più celebri, c’è davvero l’imbarazzo della scelta.

Sakamoto Ryoma Rise of the Ronin

Un’esperienza indimenticabile

Ho passato poco più di 57 ore in compagnia del gioco e posso dirvi che mi sono divertita tantissimo con l’ultima creazione di Team Ninja. Come vi dicevo all’inizio, sono felice di aver ignorato le critiche e di averlo acquistato comunque.
Secondo me Rise of the Ronin è stato criticato troppo aspramente, spingendo fin troppi utenti a evitarlo e a non dargli una possibilità. Non si tratta di un videogioco perfetto, ma nemmeno pretende di esserlo: il titolo ha rispettato tutte le promesse fatte prima del suo rilascio, e posso dirmi soddisfatta!

Volete sapere cosa ho davvero odiato? Il doppiaggio in italiano! Rispetto ad altri titoli esclusivi per PlayStation 5, il povero Rise of the Ronin non spicca particolarmente per qualità. Quello giapponese invece è davvero ottimo, ed è quello con cui ho giocato quasi tutto il tempo.

Se potessi darvi un consiglio, vi direi di dare a Rise of the Ronin la possibilità che gli è stata negata al lancio. Si meritava decisamente più attenzioni positive di quelle ricevute e secondo me potrebbe piacere davvero a tantissimi giocatori!

Uno degli Easter Egg presenti nel gioco! Con l’arma del forziere ovviamente abbinata!
Videogiocatrice da sempre, amante dei RPG e con una passione smodata per The Binding of Isaac. Nel tempo libero, oltre ai videogiochi, legge o ricama.