Sono passati ormai quasi cinque anni da quando abbiamo avuto modo di vedere la conclusione della storia dei Winters in Resident Evil Village. Finalmente, a distanza di così tanto tempo, durante il quale abbiamo avuto modo di giocare al remake del quarto capitolo, Resident Evil torna con il nono capitolo. La cosa che mi ha stupito da subito è come il team abbia deciso di tornare dove tutto è iniziato: Raccoon City. Non nego che Resident Evil Requiem è uno di quei titoli che attendevo di più quest’anno e non vedevo l’ora di metterci le mani sopra.
Ho passato intense sessioni di gioco su PlayStation 5, di cui una sul nostro canale Twitch, cercando di esplorare tutto quello che avevo a disposizione, e finalmente sono pronto a parlarvene!
Resident Evil Requiem
L’ultimo mistero di Raccoon City
La narrazione si apre con Grace Ashcroft, un’agente dell’FBI, che sta indagando su una serie di morti che hanno in comune il fatto che siano tutti sopravvissuti a Raccoon City. Proprio per questo le viene dato il compito di investigare all’Hotel Wrenwood, dove otto anni fa è stata assassinata sua madre, Alyssa Ashcroft. Per la giovane protagonista è un luogo tutt’altro che semplice da esplorare, visti i brutti ricordi legati al posto. Purtroppo ben presto ci renderemo conto che si tratterà di una trappola per attirarla lì, renderla prigioniera e portarla al centro di cura Rhodes Hill.
Il gioco è legato a doppio filo all’altro personaggio, ovvero il leggendario Leon S. Kennedy, che dall’altra parte sta indagando proprio sulla losca figura che ha rapito Grace: Victor Gideon. Questo scienziato è stato in passato uno dei membri della Umbrella Corporation ed è tornato nell’ombra per agire con un malvagio piano. Infatti, dopo il rapimento di Grace, saremo chiamati a usare Leon per un breve lasso di tempo, mentre cerca di rintracciarlo a Rhodes Hill, non senza difficoltà.
Quello che ci viene detto fin da subito è che ci sono nuove mutazioni e armi biologiche, pertanto sarà nostro scopo trovare una soluzione e indagare su Elpis.

Due fili, unico destino
Dal punto di vista narrativo, Resident Evil Requiem riesce a dare risposte che erano rimaste sepolte per troppi anni. La narrazione è molto fluida: avremo inizialmente sessioni più lunghe con Grace, che vedrà dare il massimo di sé per sopravvivere all’interno del centro di cura di Rhodes Hill. Dopo la prima metà di gioco, avremo delle sessioni decisamente più lunghe con Leon. Il team di sviluppo ha infatti dato ampio spazio a entrambi i personaggi, distribuendo equamente le sezioni giocate.
Il livello narrativo si mantiene su ottimi livelli per tutta la durata, al netto magari di alcune scene che possono sembrare “esagerate”.
La presenza di due personaggi cambia le carte in tavola, dato che spesso ci troveremo a dover attraversare luoghi già esplorati da Grace con Leon e, pertanto, se avremo raccolto una risorsa con una non la troveremo con l’altro. Ho trovato questa un’ottima meccanica, soprattutto anche per quanto riguarda gli zombie, che sono univoci: se ne appare uno e lo uccidiamo con Grace, quello rimarrà a terra quando lo vediamo nei panni di Leon. Aggiunge un elemento in più alla componente survival, che ci fa riflettere più volte se raccogliere o meno un oggetto con uno piuttosto che con l’altro.

Tra classico e moderno
I due personaggi vivranno situazioni ben differenti: l’aspetto dell’avventura di Grace è quello di un survival horror puro, dato che è un agente dell’FBI che non è abituata a stare sul campo di battaglia e spesso si trova a dover arrangiarsi come meglio può. Si riflette la sua inesperienza anche quando impugna le armi: possiamo notare come tremi e come sia meno precisa rispetto agli altri personaggi visti nella serie.
Questo si riflette pure sull’inventario: con Grace avremo davvero poco spazio, ogni risorsa va misurata e dovremo stare attenti a cosa trasportare e cosa lasciare indietro. Non sempre avremo la cassa degli oggetti pronta all’uso, e sono stati distribuiti meno salvataggi rispetto ad altri titoli della serie.
Ho apprezzato davvero tanto le sezioni con Grace: si basano per lo più sull’azione stealth, utilizzando strumenti trovati sul momento. Tra questi troviamo la possibilità di estrarre il sangue dalle pozze lasciate dai nemici, utilizzandolo così per creare delle iniezioni letali.
Per quanto riguarda Leon, di lui vediamo tutta l’esperienza maturata sul campo nei vari capitoli in cui è stato il protagonista. Fin dal primo utilizzo abbiamo a disposizione un armamentario elevato, oltre alla possibilità di usare la nostra ascia per difenderci. L’utilizzo delle armi a corpo a corpo ha un peso nettamente importante in questo capitolo, dato che potremo bloccare e deviare gli attacchi dei nemici, perfino quelli della motosega.
Come dicevamo, l’inventario è differente tra i due: infatti con Leon avremo spazio a volontà, alcune volte pure fin troppo. A livello difensivo, Leon è una vera e propria fortezza, dato che gli sviluppatori volevano rendere l’avventura di Grace quella più survival, vista l’inesperienza.

Una struttura che funziona
Ciò che funziona bene nell’avventura di Resident Evil Requiem è proprio il fatto di vivere esperienze completamente diverse. Con Grace è possibile trovare puzzle molto classici della serie, casseforti da aprire con la giusta combinazione e un’avventura più votata all’esplorazione, ma sempre con attenzione al percorso. I due, all’interno degli stessi luoghi che percorreranno, hanno interazioni uniche, come ad esempio Leon che potrà aprire gli armadi o altri luoghi chiusi con la sua ascia.
Anche i nemici giocano un ruolo davvero fondamentale in questo capitolo, perché il virus da cui sono afflitti fa loro ricordare ciò che facevano in modo abitudinario quando erano ancora umani. Le interazioni con i nemici sono davvero uniche e alcune volte divertenti, poiché ripetono azioni che alla vista possono sembrare stupide, fatte in loop. D’altro canto i nemici sono davvero aggressivi, basterà davvero poco per finire a terra alla difficoltà Normale.
Avrei apprezzato la presenza di più boss nel corso dell’avventura e una maggiore diversificazione dei nemici nell’ultima parte di gioco, dato che tendono a ripetersi.

Un comparto tecnico che funziona
Ancora una volta è stato utilizzato il RE Engine, che abbiamo conosciuto sia con i remake della serie, sia con le recenti produzioni di casa CAPCOM come Dragon’s Dogma 2 e Monster Hunter Wilds. Ci troviamo davanti a una versione decisamente potenziata, che aggiunge un maggiore dettaglio alle ambientazioni, con una cura meticolosa anche per i modelli dei personaggi. Gli effetti di luci e ombre sono la cosa che ho più apprezzato in Resident Evil Requiem.
Purtroppo non sono mancati alcuni piccoli bug, soprattutto durante l’esplorazione, dove spesso i nemici in grande quantità rimanevano incastrati. Ho giocato al titolo su PlayStation 5, a livello di framerate il titolo è sempre rimasto molto stabile. Ho apprezzato molto la possibilità di poter spaziare tra la visuale in prima persona e quella in terza dal menù, dato che gli sviluppatori consigliano la prima per Grace e la terza per Leon.
Il comparto sonoro del gioco è davvero di qualità, soprattutto se giocato con le cuffie. Gli effetti delle armi sono unici, restituiscono un suono davvero fedele e ogni arma ha un asset tutto suo. Il doppiaggio in Italiano si conferma ancora una volta di ottima qualità.
Promosso anche l’utilizzo del DualSense, dato che in alcune situazioni è possibile avvertire la presenza del feedback aptico, come ad esempio a inizio gioco con la pioggia che cade su Grace.

Commento Finale
Posso finalmente dire che Resident Evil Requiem è il capitolo che mi aspettavo. Riesce a offrire un comparto narrativo di grande qualità per tutta la sua durata, fatta eccezione per qualche piccola sbavatura che non compromette però l’esperienza. A livello tecnico è stato fatto un lavoro davvero eccellente, peccato per qualche piccolo bug.
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